Cervinara. Da oggi lo Stadio “Canada” si chiamerà “Canada-Roberto Cioffi”:

Quando c’era don Roberto…….Il prossimo otto dicembre saranno trascorsi ben 37 anni dalla sua scomparsa, eppure, a Cervinara ed in tanti paesi della Valle Caudina, quando si parla di calcio, quando si parla della squadra locale, anche oggi che sta vivendo un momento stupendo non si può non parlare di lui. Lui è il presidente, il commendatore, lui è l’organizzatore, il finanziatore, il benefattore, il politico, lui è tutto. Non a caso, veniva definito don Tutto, in segno di rispetto e di ammirazione. Oggi poco prima della storica gara di ritorno per la semifinale nazionale play off di Eccellenza, lo stadio di Cervinara sarà intitolato anche a Roberto Cioffi. L’impianto già si chiama Canada, in quanto subito dopo il terremoto del 1980, i nostri concittadini emigrati in quel paese del Nord America diedero vita ad una raccolta di fondi per ristrutturarlo. Ma era giusto, sacrosanto intitolarlo anche don Roberto Cioffi. Si tratta di una scelta ben calibrata da parte della giunta Tangredi. Roberto Cioffi era un imprenditore – commerciante di Cervinara, impegnato in politica nelle fila della Democrazia Cristiana. Ma soprattutto dal 1974 all’otto dicembre del 1980, giorno della sua morte, fu presidente dell’Audax Cervinara. Fu un grande innovatore nel calcio, portò a Cervinara elementi moderni, ma soprattutto riuscì a cementare l’intero paese intorno alla squadra con una fortissima identità collettiva. Non a caso, fece tornare a giocare nel proprio paese tutti quei ragazzi, di gran talento, che facevano la fortuna delle altre squadre. Per farli tornare, assicurò loro un avvenire, come autisti della guardia medica che prima era comunale e poi divenne dell’Asl. Ma, prima di rilevare la società, il commendatore Cioffi, accolse subito con grande speranza la proposta lanciata nel 1969 da Raffaele Sbrescia, allora commissario prefettizio che reggeva le sorti del paese. Fu Sbrescia a proporre ai maggiorenti cervinaresi ed un po’ a tutta la cittadinanza una raccolta di denaro per comprare del terreno e realizzare un campo di calcio moderno, vista la grande passione che si respirava in paese. Don Roberto partecipò generosamente e invogliò tutte le persone di un certo reddito a fare lo stesso. Il terreno dell’attuale campo che da domenica porterà anche il suo nome fu acquistato nel 1971 quando lui era già consigliere comunale e la giunta era guidata dal sindaco Nicola Caporaso. Poi nell’estate del 1974, decise di rilevare la società e di diventare il presidentissimo a tutti gli effetti. Da quel momento in poi, per lui c’era una sola missione nella vita l’Audax. La famiglia, gli affari, la politica tutto passò in secondo piano, o meglio, tutto divenne funzionale alle sorti della squadra e fu una cavalcata sino a quando nel 1977, non riuscì a far ammettere la squadra al campionato di promozione. E, per la prima volta, proprio l’estate di quell’anno portò la squadra in ritiro al Lago Laceno per otto giorni. Qualcosa di indimenticabile per i ragazzi di allora. Del resto, la promozione fu un un traguardo storico per il centro caudino e le cronache regionali iniziarono ad interessarsi del fuoco che ardeva a Cervinara per la squadra di calcio. Era un vero e proprio patron don Roberto Cioffi, termine coniato per quei presidenti che hanno fatto la storia del calcio italiano. Ma non bisogna pensare ad un tipo sanguigno o folcloristico. Don Roberto aveva un suo stile, sempre elegante, in giacca e cravatta, poche volte andava in panchina, nella maggior parte delle volte la partita la guardava nei pressi degli spogliatoi. Il suo peso, però, lo faceva sentire a livello di lega e, a livello politico. I racconti della singole gare, delle trasferte sono diventate una vera e propria epica per Cervinara, quando c’era don Roberto lo ripetono anche dei ragazzini che, per questioni anagrafiche, nulla possono sapere di lui. Ma, il commendatore non fu solo calcio e non fu solo politica. Da imprenditore e commerciante lungimirante contribuì a svecchiare e modernizzare il paese. Il suo regno era piazza Trescine, casa ufficio e sede della società, e lì c’era il centralino, il posto telefonico pubblico da lui gestito. Anche se, per soli pochi minuti la settimana, il telefono negli anni sessanta e settanta, periodo di forte emigrazione per Cervinara, permise alle famiglie lontane, sparse per il mondo di poter comunicare tra loro, di restare unite. E, don Roberto aveva sempre un gettone magico in tasca, pronto per chi non poteva permettersi quelle chiamate in teleselezione. Chi sa quante famiglie lo avrebbero dovuto ringraziare. Non solo telefono, il commendatore, con la sua concessionaria di auto, rigorosamente Fiat, permise di motorizzare il paese. Le 500, le 600, le 850 che iniziarono a circolare a Cervinara venivano tutte dalla sua concessionaria e, per permettere l’acquisto, spesso era lui garante delle famose cambiali. Purtroppo, l’otto dicembre del 1980, a soli 66 anni, all’improvviso morì, lasciando cinque figli, Annibale, Clemente, Stella, Paola e Patrizia che, a loro volta, gli hanno dato tanti nipoti. Morì pochissimi giorni dopo il terremoto del 23 novembre del 1980, una data simbolica per tutta la provincia di Avellino ed anche per Cervinara. C’è un prima ed un dopo terremoto nella nostra storia ed è significativo che il commendatore ci lasciò prima che iniziasse una nuova epoca dove, forse, lui non si sarebbe riconosciuto. Ma, per don Roberto, la storia, da tempo, ha lasciato spazio alla leggenda. Valgono per lui quelle parole che un giornalista pronuncia nelle ultime battute del film, L’uomo che uccise Liberty Valance: “ Qui siamo nel West, dove, se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.” Anche a Cervinara succede la stessa cosa e oggi, dopo l’intitolazione del campo, se il cervo segnerà, sognerà anche don Roberto dall’alto dei cieli.

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