Cervinara. Don Alfonso Lapati: ci comportiamo solo da battezzati non come cristiani.

“ Bisogna accogliere il corpo di Gesù, come fece Giuseppe D’Arimatea, con un lenzuolo bianco, candido. Da troppo tempo, però, ci comportiamo solo da battezzati non come cristiani, i cristiani sono un’altra cosa”. Un’amara e dura riflessione quella che l’abate Alfonso Lapati ha effettuato durante le stazioni di sosta nel corso della processione in onore di Maria Santissima Addolarata che, come vuole la tradizione, lascia l’abazia di San Gennaro a Ferrari che è anche santuario mariano, la prima domenica di settembre. Si può dire, senza timore di essere smentiti, che si tratta della più importante processione del centro caudino, la più partecipata ed anche la più attesa. Il patrono di Cervinara, infatti, è San Gennaro ma l’Addolorata viene considerata la regina e la patrona del paese. C’è da dire che, da quando l’abate Lapati, guida la parrocchia alle processioni, sopratutto a quella dell’Addolorata, ha tolto tutti i fronzolo inutili. Chi vi prende parte, sa che deve seguirla con preghiere e penitenze. La statua, parte dall’abbazia il pomeriggio per arrivare a sera in piazza Sant’Adiutore e poi far ritorno a Ferrari. Viene preceduta da scene allegoriche, incentrate su episodi biblici, riguardanti le donne ma sopratutto per esaltare l’unicità di Maria. L’abate, nel corso di tutta la manifestazione, ha invitato ad una severa riflessione. “ Siamo tutti battezzati, ha ricordato, ma vivere da cristiani costa tanti sacrifici”. Ed ancora, ha voluto ricordare le sette spade che trafiggono il cuore di Maria, sette dolori che sono i peccati capitali, primo fra tutti la superbia. Parole nette che dovrebbero smuovere le coscienze di un paese, di una comunità dove anche la religione, spesso, diventa momento di divisione. Don Alfonso non è entrato nello specifico di nessun argomento ma tutti sanno come, intorno alle chiese ed anche al loro interno, ci siano delle lotte subdole e divisioni fortissime, con tanto di ricorsi, anche anonimi, alla curia. Sarà anche questo un segno dei tempi che stiamo vivendo. Ma richiamando l’episodio di Giuseppe D’Arimatea che si fece consegnare il corpo di Cristo da Pilato o lo avvolse in un bianco lenzuolo, l’abate ha ricordato che quando riceviamo anche noi il corpo ed il sangue di Cristo, ossia, quando prendiamo l’eucarestia, dobbiamo essere candidi,proprio come il lenzuolo di Giuseppe D’Arimatea, questo distingue il battezzato dal vero cristiano. Parole che dovranno far tremare i polsi tutti coloro che, magari, già domenica prossima si avvicineranno all’eucarestia in modo non cristiano, con un animo accidioso e superbo.

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