Cervinara. Finisce il sogno dell’Industria, il fallimento della Zona Asi

La richiesta non dovrebbe trovare ostacoli. C’è una legge regionale che consente l’insediamento di attività artigianali e commerciali o comunque di attività che non siano industriali, nelle zone Asi della nostra regione. Ma, con il via libera da parte del consiglio generale dell’Asi, di Avellino, per questa richiesta, avanzata dalla giunta comunale di Cervinara, si certifica una cosa sola: la fine del sogno di industrializzazione di quell’area, E’ stato solo un sogno, durato, quasi 40 anni, che ha preso il via dopo il terremoto del 1980. Un sogno, però, che è costato carissimo al territorio. La zona industriale di Cervinara non è mai decollata ed è stata l’unica della provincia di Avellino. Oltre ad una cartiera che, misteriosamente, prese fuoco e fu distrutta nel 1997, mai nessun imprenditore ha mai preso, seriamente, in considerazione l’ipotesi di investire in quella zona. Del resto, mancavano, completamente, ogni tipo di servizi e le vie di comunicazioni erano inesistenti. Certo, di pari passo al decollo di quell’area, doveva nascere l’asse attrezzato Paolisi- Pianodardine, che, però, da ben 13 anni è inchiodato al secondo lotto, ossia, si ferma a Roccabascerana. Gli unici che hanno investito, con una miriadi di problemi, sono imprenditori del posto. Ora, in buona sostanza, venerdì dovrebbe essere declassata e diventare alla stregua di un’area pip, come ce ne sono in quasi tutti i comuni. Intanto, per far nascere l’area industriale, alla metà degli anni ottanta, furono espropriati migliaia e migliaia di ettari di terreno agricolo che era molto fertile, Forse, qualcuno lo ha dimenticato ma, oltre, al tabacco, la produzione di patate e pomodori era rinomato, tanto che proprio per l’oro rosso, esistevano anche dei stabilimenti di ritiro e trasformazione, Ma, le fabbriche sarebbero arrivate ed avrebbero risolto tutti i problemi di occupazione. Così, una politica, per nulla lungimirante, si era immaginata di fare ciò che è stato fatto in Alta Irpinia. Certo anche lì, oggi le fabbriche sono chiuse o sono in crisi, ma per oltre 25 anni hanno portato profitto e sviluppo, ed ora con quei soldi si può anche pensare di fare altro. Cervinara e la Valle Caudina irpina, invece, è rimasta aggrappata ad un sogno, un sogno che venerdì sarà dichiarato finito.

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