Cervinara. Con le castagne chi si arricchisce e chi si spezza la schiena. Bisogna ottenere la IGP.

La valorizzazione della castagna dei monti di Cervinara deve diventare uno dei punti in agenda dell’amministrazione comunale guidata da Filuccio Tangredi. E’ necessario che finalmente si dia a questo prodotto dei nostri monti la denominazione di origine controllata e il sindaco, la giunta e il consiglio comunale devono farsi promotori di questa iniziativa. La castagna di Cervinara deve diventare IGP. Un percorso che non sarà facile, ma bisogna iniziare una volta per tutte. Non si puo’ più sopportare che una delle migliori castagne in circolazione per qualità venga deprezzata sul mercato da speculatori senza scrupolo. La castagna puo’ diventare un importante volano economico per tutta Cervinara per lenire in parte gli effetti della disoccupazione venendo così a rappresentare una notevole fonte di reddito capace di creare molte opportunità di lavoro. La castanicoltura a livello di coltura è quella che riesce a fornire maggiore reddito. Questo lo hanno capito in altre località dell’Irpinia. Ad esempio la “Castagna di Montella”, ha ottenuto il marchio DOC già nel 1987 e nove anni dopo l’IGP e nel 1992 è stato istituito l’Albo Pubblico dei Produttori, a salvaguardia del prodotto e dell’economia del paese. Si fregiano della Denominazione di “Castagna di Montella”, le castagne provenienti dalle colture di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano. La castagna di Cervinara e degli altri comuni della Valle Caudina invece non riesce a decollare perchè c’è chi ha interesse a che non possa avere mai la denominazione IGP, perchè poi sarebbe più difficile poter lucrare sul lavoro della povera gente. E’ tempo allora che finalmente i castanicoltori, coloro che si spezzano la schiena per pochi centesimi aprano gli occhi cominciando a lavorare seriamente per dare un futuro ad una delle castagne maggiormente apprezzate sui mercati. E’ impossibile continuare a vedere che un chilo di castagne viene pagato alla raccolta euro 1.50 e poi sul mercato venga messo in vendita anche a euro 8,50 al chilo.

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