Cervinara. Maria Virginia Cantone non risponde al gip e resta in carcere

Si è avvalsa della facoltà di non rispondere e resta in carcere Maria Virginia Cantone. Questa mattina, presso il carcere di Bellizzi Irpino, ad Avellino, si è svolto l’interrogatorio di garanzia per la 53enne avvocato cervinarese, accusata di truffa, aggravata, falso, appropriazione indebita e circonvenzione di incapaci. La donna è stata tratta in arresto, su richiesta del pubblico ministero della procura di Avellino, D’Onofrio e l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stato concessa dal giudice per l’ udienze preliminari Fabrizio Ciccone. Proprio davanti a lui, per l’interrogatorio di garanzia, assistita dagli avvocati Sergio Clemente e Dario Vannetiello, è comparsa questa mattina Maria Virginia Cantone. Ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e, quindi, per il momento la 53enne resta in carcere. Gli avvocati Clemente e Vannetiello stanno mettendo a punto la linea difensiva e non è escluso che possa essere presentata istanza di scarcerazione al tribunale della libertà. Tra i motivi che hanno fatto decidere il gip a concedere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere una condanna, con pena sospesa, ma definitiva sempre per truffa continuata e falsità in atto pubblico. I due episodi contestati che l’hanno portata di nuovo dietro le sbarre, riguardano una famiglia di Marano di Napoli ed una coppia di coniugi, originari di Morcone ma residenti da anni a Pesaro. Ai coniugi pesaresi, suoi clienti, secondo l’accusa. l’avvocato Cantone aveva fatto arrivare diverse mail, provenienti da un indirizzo falso del consiglio di stato, In quelle missive, improbabili magistrati annunciavano l’accoglimento di un ricorso, fatto dalla coppia prima al Tar, contro un ente pubblico per un risarcimento di 350 mila. Sempre agli stessi coniugi faceva arrivare una mail falsa del presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone, di cui si spacciava come sorella, tutto questo per ottenere 25 mila euro, che lei diceva fossero l’anticipo per una cauzione da versare per ottenere il risarcimento. Alla famiglia di Marano, invece, sempre secondo l’accusa, aveva truffato 260 mila euro. Nel 2012, questo nucleo familiare, in un incidente stradale aveva perso la mamma, mentre il padre ed i figli minori erano rimasti gravemente feriti. Ottenuto il risarcimento dall’assicurazione, l’avvocato Cantone aveva fatto credere che i 260mila euro dovevano servire per accendere dei libretti di risparmio vincolati per i figli minori. Mentre, secondo l’accusa, erano serviti, tra le altre cose, per comprare una casa al mare e due auto.

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