Clan Lo Russo, colpo di scena in cassazione.

toga_avvocatoL’impianto accusatorio della direzione distrettuale antimafia, salvo alcune eccezioni, ha retto anche al giudizio della cassazione. Quasi tutti i ricorsi proposti dalla difesa sono stati rigettati. Pene confermate per Addio Gennaro (anni 15), Cifrone Gaetano (anni 12), Cifrone Luigi (anni 12), D’Ercole Giuseppe (anni 15) , Pecorrelli Oscar cl. ’78 (anni 12), Perfetto Raffaele (anni 19), Taglialatela Bruno (anni 11, mesi 8). Soltanto la sentenza di condanna a 14 anni e 4 mesi di reclusione a carico di Penniello Giovanni, difeso dall’avv. Dario Vannetiello, e quella di anni 18 inflitta a Pecorelli Oscar classe 79, difeso dagli avvocati Giovanni Aricò e Domenico Dello Iacono, è stata annullata dalla Corte di cassazione, IV sezione penale, con rinvio alla Corte di appello di Napoli per un nuovo giudizio. I profili che dovranno essere rivalutati sono per il Penniello la sussistenza o meno della aggravante della recidiva, mentre per Pecorelli la sussistenza o meno della aggravante di essere il dirigente/organizzatore, aggravanti entrambe che avevano fatto lievitare di molto la pena inflitta ai due per il delitto di associazione finalizzata al narcotraffico.All’esito del giudizio di primo grado, Penniello, pur condannato ad anni 19 di reclusione, chiese ed ottenne la scarcerazione per decorrenza dei termini grazie alla cd. contestazione a catena con altra ordinanza di custodia cautelare

Questo ha consentito al Penniello di seguire l’intero procedimento da uomo libero.

Il giudizio di appello si concluse con la conferma di quasi tutte le condanne inflitte dal Gup, dott. Carlo Modestino, in sede di abbreviato; infatti, ottenne una riduzione della pena solo Penniello Giovanni (anni 14 e mesi 4) , Taglialatela Bruno ( anni 11 e mesi otto) , Pompeo Luigi ( anni 16) e Tipaldi Massimo ( anni 14) .

Fino alla tarda serata di ieri, il Penniello, più di ogni altro imputato, ha atteso col fiato sospeso il verdetto della cassazione in quanto in caso di rigetto del ricorso avrebbe varcato le porte del carcere.

Una vicenda processuale che con i suoi continui colpi di scena prosegue da oltre sette anni e una quantità abnorme di faldoni che custodiscono la storia dell’imprenditore Penniello, partito nella sua scalata da una rivendita di arredi nella zona della Sanità, storico quartiere partenopeo e diventato in pochi anni la persona di fiducia di Lo Russo Salvatore, ex capo clan dei “capitoni”, poi divenuto collaboratore di giustizia e maggiore accusatore del Penniello.

Lo Russo Salvatore è padre di Antonio Lo Russo, il boss che assisteva a bordo campo allo stadio San Paolo le partite del Napoli.

Ma è ancor più noto per essere stato “amico” di Diego Armando Maradona.

Infatti, il proprio il pentito narra che Maradona nel 1990 subì il furto di una ventina di orologi e del Pallone d’Oro e che riuscì a far recuperare gli orologi ma non ci fu niente da fare per il Pallone d’Oro che era stato immediatamente fuso dopo il furto.

Ma Lo Russo Salvatore non è l’unico pentito a coinvolgere Penniello.

Ve ne sono altri 5, tra i quali Mazza Michelangelo Mazza, il quale dichiarò che allorquando la camorra decise di eliminare il P.M. della direzione distrettuale antimafia dottor Narducci, fu affidato proprio a Giannino Penniello, uomo dei Lo Russo nella zona della Sanità, il compito di informare i sicari del passaggio del pubblico ministero in un determinato giorno nella centrale piazza dei Martiri.

Va registrato che questo è il secondo annullamento che ottiene il Penniello da parte della Suprema Corte di cassazione.

Infatti, solo un anno fa, la seconda sezione penale, in accoglimento sempre di un ricorso proposto dall’avv. Dario Vannetiello, annullò , sempre con rinvio per un nuovo giudizio, una sentenza di condanna ad anni due e mesi otto per il delitto di concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso.

In quel procedimento, Penniello è accusato, insieme ai boss Misso Giuseppe, Missi Giuseppe, Misso Emilio Zapata, di aver imposto in alcune zone della città di Napoli, le slot machine del più noto imprenditore del sud italia del settore, Grasso Renato.

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