Colpo di scena in cassazione: annullata la sentenza di condanna ai contrabbandieri napoletani

Una intera famiglia rischiava di essere tratta in arresto, quella dei Tammaro, se la cassazione avesse confermato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di appello di Napoli per il reato di associazione e delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette. Secondo la Procura della Repubblica di Napoli, tale gruppo delinquenziale avrebbe operato nella città di Napoli, con base operativa nella zona di Ponticelli e di S. Giovanni a Teduccio, dal 2012 al 2016. All’esito delle indagini a suo tempo svolte, in data 25.03.13 il Giudice delle indagini presso il tribunale di Napoli – dott. M. Foschini – emise ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone, di cui sette in carcere e due agli arresti domiciliari. L’impianto accusatorio, fondato il larga prevalenza sul contenuto di intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione e pedinamento, appariva solido in quanto aveva retto sia nel primo grado, conclusosi in data 31.03.16, che nel secondo grado di giudizio definitosi il 01.03.17. Ma, sorprendentemente, in cassazione l’accusa ha subito una decisiva battuta di arresto. Infatti, la Suprema Corte, terza sezione penale, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto di rigettare i ricorsi proposti dalla difesa, ha annullato in toto nei confronti di tutti gli imputati la sentenza di condanna, stabilendo che dovrà procedersi ad un nuovo giudizio presso una diversa sezione della Corte di appello di Napoli. Annullata quindi la sentenza di condanna nei confronti di Tammaro Antonio, Tammaro Salvatore nonché nei confronti delle mogli di costoro, La Volla Antonella e Tengo Anna, i cui ricorsi sono stati redatti per tutti e quattro gli imputati dall’avvocato Dario Vannetiello. Parimenti sono stati accolti i ricorsi redatti nell’interesse di Tammaro Giovanni e Rinaldi Rita, difesi dagli avvocati Giovanni Esposito Fariello e Edoardo Cardillo.
Occorre attendere il deposito della motivazione della sentenza da parte dei giudici di legittimità per conoscere le ragioni che hanno portato al completo annullamento della sentenza di condanna essendo state numerose le questioni di diritto devolute dagli avvocati ai giudici capitolini.
Una cosa è certa : tutto e da rifare; soprattutto, tutti i ritenuti contrabbandieri, in larga parte pure gravati da precedenti specifici, reiterati ed infraquinquennali, sono rimasti in libertà.
Nel caso in cui i ricorsi proposti dalla difesa fossero stati respinti si sarebbero aperte immediatamente le porte del carcere in quanto per il reato di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette – punito nel caso di specie con pene che vanno da anni due ad anni uno e mesi otto di reclusione – non sono previsti i cosiddetti benefici penitenziari, cioè le misure alternative al carcere, essendo tale reato parificato dal legislatore a quelli di camorra.

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