Compatibilità tra Fede e Ragione nei giganti del pensiero, di Mons.Pasquale Maria Mainolfi.

A differenza della cultura giudaico-cristiana, altre nobili tradizioni culturali e religiose, come Induismo o Buddhismo, non hanno sviluppato alcuna ricerca scientifica. Perché cercavano altro. La riprova sta nella storia dell’Islam, dove l’ultima difesa dell’importanza della ragione e della libera ricerca scientifica fu quella di Averroè, la cui scuola di pensiero venne purtroppo sconfitta, e dal 1300 le università del mondo islamico hanno scelto strade diverse, fino a giustificare la violenza. La novità del Cristianesimo ha invece consentito all’uomo di realizzare la pienezza della sua umanità. Il Dio rivelato da Gesù Cristo è “Logos”, “Verbum”, Pensiero, Parola creativa che solo per amore si è incarnato. Dai Vangeli discende l’idea di un uomo come “persona”, inviolabile perché dotato della dignità di figlio di Dio. Nell’annuncio cristiano troviamo l’idea di libertà (il “karma” buddhista propone una concezione ineluttabilmente deterministica). L’idea di storia e progresso nasce con i Vangeli, in altre tradizioni corre l’idea di eterno ritorno ciclico. Il Dio del cristiano è Pensiero creatore, che ha donato all’uomo la ragione e il diritto di usarla fino in fondo. Anche l’illuminismo è sbocciato dalla cultura cristiana con gli ideali di “libertè-egalitè-fraternitè” che discendono da Gesù Cristo. Dal Cristianesimo discende un tratto fondamentale della modernità: il principio di distinzione tra fede e politica. Gesù afferma: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare e quello che è di Dio a Dio» (Mc 12,17). Una vera rivoluzione, libera da ogni fondamentalismo e terrorismo islamista. La civiltà occidentale è cresciuta su questo fertile terreno, sviluppando scienza e tecnica. Molti scienziati, riconosciuti come geni, credono in Dio, pregano e non riscontrano discordanze insuperabili tra la loro professione di fede e la loro ragione che utilizzano al massimo livello. I più grandi filosofi credono in Dio: Pascal, Vico, Cartesio, Bergson sono cattolici. Kierkegaard e Soloviev sono credenti. Anche Kant crede in Dio. Dalla filosofia alla scienza: Copernico è un religiosissimo canonico; Newton passa dagli studi sulla gravitazione universale alle pratiche di religione e carità, talvolta salta qualche pasto ma mai la preghiera; crede in Dio il fisico Ampère e così Pasteur, fondatore della microbiologia e della immunologia; profondamente religioso è Mendel, scopritore delle leggi che regolano l’ereditarietà dei caratteri. Il Nobel Rubbia, scienziato straordinario e sincero credente in Dio, ha dichiarato: «Noi fisici arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale». Identici ragionamenti si possono fare passando dai geni della scienza a quelli della letteratura e poesia: Dante, Petrarca, Shakespeare, Dostoevskij, Manzoni, Grazia Deledda, Paul Claudel, Bernanos, Mauriac, Julien Green, Talkien, Pèguy, Chesterton, Eliot, il russo Solženicyn… Questi giganti del pensiero si ergono ad emblema della compatibilità tra Fede e Ragione. Una piccola scienza allontana da Dio ma una grande scienza conduce a Dio. Intendo presentare nei prossimi articoli i profili dei più grandi scienziati del nostro tempo che hanno sottomesso la loro intelligenza a Dio. Per usare un’immagine manzoniana, non hanno temuto di piegarsi «al disonor del Golgota», hanno fatto della Croce la possibilità di convertire il dolore in uno stimolo a superare i limiti della ragione, hanno creduto alla «Verità antica e sempre nuova» nobilitando e arricchendo le forti e affascinanti radici cristiane dell’Europa.

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