Crisi Idrica: la nota di Francesco D’Ercole.

Sulla crisi idrica in Irpinia ho sentito un fiume di parole, tra auspici e promesse, provenienti dal mondo politico e non, tutte concentrate sulla rivendicazione di un maggior emungimento per tamponare la secca della sorgenti. Concetto di per sé contradditorio dal momento che le sorgenti, se sono in secca, non possono essere ulteriormente prosciugate. Nessuno però fornisce i dati, che sono i seguenti: acqua complessivamente immessa nelle reti Alto Calore, 2342 litri al secondo che equivalgono a 440 litri pro capite per i 460.000 cittadini serviti da ACS, rispetto ad una media nazionale di 230 litri pro capite al giorno. Questi numeri evidenziano in modo plastico che in Irpinia non manca l’acqua, manca una rete di distribuzione efficiente dal momento che molto più della metà della risorsa messa in circolo va dispersa a causa della fatiscenza delle tubazioni. E’ sicuramente apprezzabile lo sforzo per tamponare la situazione, volto ad ottenere maggiore fornitura idrica, ma esso deve essere accompagnato da una battaglia senza sosta per finanziare la sostituzione della rete. Discutere su chi ricada l’obbligo delle manutenzioni straordinarie è di scarsa utilità nel momento in cui è palese che l’onere non può essere sopportato dal soggetto gestore, ovvero dall’Alto Calore. Esistono risorse europee destinate allo specifico settore, bisogna saperle utilizzare. So benissimo quante difficoltà burocratiche intralcino questo cammino per averlo sperimentato durante la mia presidenza, e, tuttavia, la strada deve essere percorsa senza tentennamenti. I progetti c’erano e ci sono, non bisogna indietreggiare. Ma, per cortesia, senza promesse demagogiche quanto vaghe. L’investimento consentirebbe nel tempo, non solo un notevole risparmio sulle riparazioni e sui costi iperbolici di emungimento, con positivi effetti sulla bolletta, ma anche e soprattutto una maggiore tutela per una risorsa indispensabile alla vita dell’uomo, minacciata gravemente dallo spreco inaccettabile causato dall’incuria almeno trentennale dei titolari di rete.

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