Da Csm nuove regole su tribunali,battaglia su ruolo avvocati

Il Csm vara nuove regole sull’organizzazione degli uffici giudiziari e apre al mondo dell’avvocatura. Ma proprio su queste norme si infiammano gli animi in plenum. L’apertura si fonda sul principio che il miglioramento del servizio giustizia passa necessariamente attraverso una cooperazione con il ceto forense. E si traduce in una serie di nuove disposizioni: i presidenti di tribunali e corte d’appello dovranno avere un’interlocuzione con i rappresenti degli avvocati prima di predisporre i piani organizzativi dei loro uffici e anche quando apporteranno modifiche sostanziali. Non solo: per la prima volta gli avvocati entrano a far parte della Commissioni Flussi, cioè di quegli organi consultivi dei Consigli giudiziari che si occupano delle statistiche di tribunali e corti d’appello, cioè dei dati sui procedimenti in entrata e in uscita. Strutture importanti, anche per poter spostare risorse alle sezioni con maggiori carichi di lavoro, ma da cui sinora gli avvocati erano esclusi. Un’innovazione che non è andata giù ai consiglieri di Unicost, che hanno presentato un emendamento soppressivo, su cui si è aperta una polemica. Apertamente contrari non solo i componenti laici del Csm ( in gran parte provenienti proprio dal mondo dell’avvocatura), ma anche il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio – che ha definito l’emendamento “antistorico”- e il vice presidente Giovanni Legnini. Tra i contrari anche il presidente della Settima Commissione Claudio Galoppi (Magistratura Indipendente), che ha accusato i colleghi di Unicost di fare “una guerra ideologica all’avvocatura per ragioni elettorali, per parlare alla pancia della magistratura”. Le nuove regole del Csm innovano anche in altri campi. Tra i doveri dei capi degli uffici entra anche quello di adoperarsi per “mantenere il benessere fisico e psicologico” dei magistrati che lavorano con lui, costruendo “ambienti e condizioni di lavoro che contribuiscano al miglioramento della qualità della loro vita professionale”. E di mantenere “un clima relazionale sereno”, anche risolvendo i conflitti interni. La tutela della genitorialità diventa un altro must per chi ha il compito di guidare un tribunale o una Corte d’appello: vanno adottate misure organizzative che rendano compatibile con le esigenze familiari e con i doveri di assistenza il lavoro dei magistrati in stato di gravidanza, in maternità o che comunque siano genitori di bambini sotto i sei anni.

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