Dall’Anas, all’Asi ed ora forse di nuovo all’Anas: l’Asse Attrezzato simile al gioco dell’oca.

Sette anni fa, la giunta regionale decise di affidarla all’Anas. Per la giunta Caldoro sembrava essere la soluzione migliore, in quanto l’Anas ha uomini, mezzi e tecnici. Oltre a realizzare il terzo lotto della scorrimento veloce Paolisi – Pianodardine, infatti, si pensava anche alla manutenzione che ha dei costi enormi. Così, l’Asi di Avellino fu esautorata dalla gestione e dalla realizzazione del tratto che da Roccabascerana arriva sino a San Martino Valle Caudina. L’Anas, però, in circa cinque anni non fece, assolutamente, nulla. I mezzi, gli uomini ed i tecnici non furono impiegati per rendere esecutivo un progetto su cui c’è un finanziamento di 78 milioni di euro che dovrebbero essere solo spesi. Così, con l’arrivo di Enzo De Luca, a palazzo Santa Lucia, due anni fa, si pensò di invertire la rotta e di ridare la strada in competenza all’Asi. Bisogna capire che la progettazione e la gestione di questa importante arteria era stata pensata, oltre trenta anni da, dall’Asi, in quanto doveva mettere in collegamento veloce la zona industriale di Cervinara con quella di Pianodardine. Il nucleo industriale avellinese, infatti, nelle previsioni degli esperti, si sarebbe saturato e, quindi, si doveva pensare al decollo di un’altra area industriale che non fossero quelle dell’Alta Irpinia. La saturazione c’è stata, ma poi la crisi della Fca, la lunga cassa integrazione, ha decretato la chiusura di molte fabbriche satelliti del gruppo Fiat, mentre non sono nate nuove aziende tali da giustificare un decollo dell’area cervinarese. Così, al momento, l’arteria ha un senso solo per i collegamenti, non per lo sviluppo industriale. Questo non toglie la sua importanza, ma l’Asi, al momento, non riesce a mettere in pratica il finanziamento, a bandire la gare di appalto e far decollare i lavori. Tanto che il sottosegretario alle infrastrutture Umberto De Basso De Caro ha auspicato che la competenza possa tornare all’Anas. Sembra di assistere ad una sorta di gioco dell’oca, dove si torna sempre al punto di partenza.

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