Don Tonino Bello: un Vescovo che profuma di Popolo di Mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Lo scorso 17 marzo Papa Francesco ha visitato l’olmo delle prime stimmate di Padre Pio in Piana Romana a Pietrelcina. Il 16 aprile una ventina di Vescovi della Conferenza Episcopale Campana hanno visitato i luoghi più significativi della Città di Benevento. Il 20 aprile il Papa si è recato ad Alessano (Lecce) presso la tomba di Mons. Tonino Bello “Vescovo degli ultimi” nel 25° anniversario della morte e poi a Molfetta (Bari) dove il “Pastore della pace e della misericordia” svolse il ministero episcopale, divenendo anche presidente di Pax Christi. E’ in corso la causa di beatificazione del vescovo della pace e del disarmo. Il vescovo più straordinario e popolare che la Chiesa ha avuto dopo il Concilio Vaticano II. Grande esploratore di felicità. Brillante scrittore e oratore. Maestro impareggiabile della “Chiesa del grembiule” che sceglie il primato del servizio e della carità. Lunedì 23 aprile, nella mattinata al Seminario Arcivescovile per sacerdoti e diaconi permanenti e, nel pomeriggio, al Centro La Pace per i laici, si è svolto un Convegno per presentare la figura poliedrica del vescovo Tonino Bello. Sono stati i vescovi della Metropolia Beneventana a volerlo e programmarlo: il Metropolita Felice Accrocca, il vescovo di Sant’Angelo dei Lombardi Pasquale Cascio, il vescovo di Avellino Arturo Aiello, il vescovo di Cerreto Sannita Domenico Battaglia, il vescovo di Ariano Irpino Sergio Melillo e l’Abate di Montevergine Riccardo Luca Guariglia. Un evento che favorirà l’incontro dei presbiteri del Sannio e dell’Irpinia. Due gli interventi significativi: quello di Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e già presidente di Pax Christi e quello del dott. Mimmo Cives, medico di don Tonino Bello, stroncato da un cancro a soli 58 anni. Mons. Antonio Bello si firmava “Don Tonino” e così tutti affettuosamente lo chiamavano. Nato il 18 marzo 1935 ad Alessano (Lecce) nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, figlio di un maresciallo dei carabinieri e di una casalinga. A 18 anni approdò nel seminario dell’Onarmo a Bologna, conseguì la licenza in in Sacra Teologia a Milano presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1957 dal Vescovo di Ugento Mons. Giuseppe Ruotolo, educatore e professore nel seminario di Ugento. Conseguì il dottorato in teologia dogmatica nel 1965 presso la Pontificia Università Lateranense, con una tesi su “I congressi eucaristici e il loro significato teologico e pastorale”. Per 22 anni vice-rettore del seminario diocesano di Ugento, fu anche assistente dell’Azione Cattolica e quindi vicario episcopale per la pastorale diocesana, Amministratore della parrocchia Sacro Cuore di Ugento e parroco di Tricase. Il 10 agosto 1982, a 47 anni, fu nominato vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi da Papa Giovanni Paolo II. Consacrato Vescovo il 30 ottobre 1982 da Mons. Michele Mincuzzi. Nel 1985 la Conferenza Episcopale Italiana lo indicò come successore di Mons. Luigi Bettazzi nel ruolo di guida di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace. Intervenne contro il potenziamento dei poli militari di Crotone e Gioia del Colle e contro l’intervento bellico nella Guerra del Golfo. Operato di tumore allo stomaco, il 7 dicembre 1992, partì insieme a 500 volontari da Ancona per raggiungere Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile, per chiedere pace. Morì a Molfetta il 20 aprile 1993. Il 27 novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ne ha avviato il processo di beatificazione. Assorbì nella Chiesa bolognese una profonda pietà eucaristica e una grande devozione mariana avvertita fin dalla tenera età. Pietà eucaristica e devozione mariana che non si consumarono in una sterile “spiritualità dell’interiorità” ma, trapassando il cuore, si trasformarono in passione per Dio e per il mondo: Pati divina et pati humana. Una “passione” per Dio e per l’uomo che è Eucaristia vissuta nella carne e nel sangue e, come Maria, offerta nel silenzio e nella dedizione di un servizio che non conosce soste, non si risparmia e supera ogni ostacolo e ogni barriera. Una tensione spirituale non improvvisata ma maturata nel silenzio della preghiera, in ore di adorazione davanti al tabernacolo e nella Celebrazione eucaristica. La fame e sete di giustizia e l’attenzione al mondo del lavoro, apprese sempre a Bologna, accanto al Card. Giacomo Lercaro, pastore illuminato e passionale, socialmente impegnato, grande amico ed estimatore di Padre Pio da Pietrelcina. Fratello di tutti e specialmente dell’umile gente. Autore di lettere infuocate. Sincero ed umano. Tutti gli dissero di non esagerare, di essere prudente. Gli stessi confratelli lo giudicarono un esaltato, la stessa gerarchia non lo comprese, lo richiamò, lo isolò, per la solita necessaria invocatissima “prudenza”. Davide Maria Turoldo lo incoraggiò e gli fu amico sincero. Enzo Bianchi lo definì: «Mite discepolo del Maestro mite, parabola vivente del Pastore dei pastori che depone le vesti per servire i fratelli, che dona la vita per le sue pecore». Mite, umile, docile ma mai remissivo, pronto al servizio, evangelicamente audace perché non aveva nulla da difendere. Vescovo col grembiule. Un vescovo che profumava di popolo. Illuminato dalla lampada della pietà. Con Giorgio La Pira era convinto che “La politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’unione intima con Dio”, maniera esigente di vivere l’impegno umano e cristiano al servizio degli altri. Ho letto in questi anni tutti i suoi scritti e ne sono rimasto conquistato. Poeta della bontà. Incorreggibile utopista. Profeta di una umanità nuova. Animato da una straordinaria carica profetica. Come tutti i profeti, fu scomodo e perciò umiliato. Ma aveva ragione e perciò ora viene esaltato e celebrato. Presto sarà anche beatificato.

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