Ennesimo caso di ingiustizia sociale, di pessima applicazione ed esecuzione della giustizia, nonché di cattiva o nulla amministrazione della cosa pubblica.

alloggi iacp capodimonteAllo scopo di non annoiarvi con le solite accuse all’italiana, vengo subito ai fatti: mi chiamo Pasquale ZOTTI, sono, o, perlomeno, cerco di esserlo, un buon padre di famiglia con moglie e tre figli a carico, sono l’unico in casa ad avere un lavoro e cerco di tirare onestamente avanti la famiglia. Dal 1991 conduco in locazione un alloggio di edilizia residenziale pubblica in Benevento alla Via A. Navarra n. 43 (quartiere Capodimonte), di proprietà dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari (I.A.C.P.) della Provincia di Benevento. Orbene, sin dai primi anni di occupazione la casa di abitazione ha avuto dei grossi problemi di umidità diffusa, di condensa e di muffa un po’ in tutti gli ambienti; addirittura i pavimenti di alcune stanze durante i mesi più freddi sono coperti da acqua che sembra sorgere da sotto la pavimentazione, le pareti presentano grosse tracce di umidità rinvenibile anche sui vestiti depositati negli armadi e comò.

Dimenticavo di dire che l’istante è invalido al 35% per problemi epatici, la moglie, signora DE TATA Giovanna, è invalida al 68%, invalidità derivante da un delicato intervento chirurgico alla testa subito alcuni anni orsono, mentre uno dei tre figli, Francesco, in seguito ad appositi e costosi accertamenti clinici è risultato allergico a polvere, umidità e muffa.

Ovviamente il sottoscritto si è premurato nel corso degli anni di portare a conoscenza della situazione l’Ente proprietario che è intervenuto unicamente per accertare lo stato di fatto, non certamente per eliminarlo: sin dai primi sopralluoghi appariva evidente l’errata realizzazione del fabbricato che rendeva urgente ed indifferibile l’esecuzione di lavori con realizzazione di un cappotto termico con rimozione dei danni interni all’alloggio.

Stante l’inerzia del proprietario, al sottoscritto non restava altro che citare in giudizio lo stesso con nomina immediata da parte del Giudice adito di un c.t.u. che dopo i necessari sopralluoghi evidenziava nella sua perizia vistose macchie d’umidità che interessano quasi tutti i locali e dichiarava necessarie le seguenti opere: “Revisione dei serramenti e del sistema di ventilazione, con necessità di rendere gli stessi solidali con le murature, installazione di un pannello isolante all’estradosso del solaio di calpestio di primo livello, rimozione dell’intonaco danneggiato, lavaggio della muratura messa a nudo, applicazione di materiale di contrasto della formazione delle efflorescenze, realizzazione di intonaci idrorepellenti, ritinteggiatura con vernice traspirante”. Da un sommario sguardo alle opere necessarie appare evidente che nel caso specifico trattasi di opere di manutenzione straordinaria e, come totali, a totale carico del proprietario. Ed ancora, dall’esame del consulente tecnico d’ufficio risultava che la muffa aveva aggredito la parte posteriore di gran parte del mobilio esistente in casa.

Sulla base di tali presupposti il Giudice del Tribunale di Benevento – Sezione Civile – non poteva non emanare una sentenza favorevole al conduttore: tale è la Sentenza n. 1137/2012 emessa in data 25 luglio 2012, depositata in Cancelleria in pari data e pubblicata in data 2 agosto 2012: il provvedimento in parola condannava l’IACP di Benevento ad eseguire i lavori di cui alla perizia del c.t.u., nonché a pagare al sottoscritto la somma di €. 1.000,00, attuali alla data della sentenza oltre interessi legali da tale data al soddisfo, ed ancora a rifondere all’istante le spese di lite.

Ed ecco che veniamo a quello che in premessa ho chiamato “pessima applicazione ed esecuzione della giustizia”: nonostante una sentenza l’IACP di Benevento non si curava minimamente di porre in essere i lavori intimatigli né a corrispondere al sottoscritto tutto quanto statuito in Sentenza. Né valevano i continui solleciti a provvedere fatti personalmente dal sottoscritto presso gli uffici competenti, seguiti da una richiesta di incontrare personalmente il Commissario Straordinario dell’Ente, cosa che avveniva quasi nell’immediato: dall’incontro suddetto il predetto responsabile si dichiarava esterrefatto ed inconsapevole del tutto, ragione per cui convocava nell’immediato i funzionari preposti che confermavano il tutto, ivi compresa la rilevante entità dei lavori a farsi e la grossa spesa cui si sarebbe andati incontro, spesa che non era possibile da sostenere, attese le esigue risorse economiche dell’Ente.

Da quanto sopra esposto appare evidente che l’inerzia del proprietario dell’alloggio anche dopo una sentenza allo stesso notificata in forma esecutiva in data 27 settembre 2012 poteva essere combattuta solo con un atto di precetto ex art. 612 C.p.c., cosa che puntualmente avveniva con atto intimato all’IACP in data 10 gennaio 2013 dal legale del sottoscritto.

Ma ancora oggi, a distanza di quasi 3 anni dall’atto di precetto, niente è stato fatto, il sottoscritto ed il suo nucleo familiare sono ancora costretti a vivere, con le loro patologie, in uno stato estremo di degrado e nel frattempo la Regione Campania ha nominato un nuovo Commissario Straordinario per l’Ente e a Benevento le condizioni climatiche già sono peggiorate lasciando presagire un altro freddo ed umido inverno che aggraverà le condizioni anche statiche dell’alloggio e le sofferenze di coloro che lo abitano.

Tutto ciò premesso, si invita codesta spettabile Redazione a voler rendersi partecipe della situazione e farla conoscere con apposita campagna di stampa agli ignari cittadini che continuano a pagare le loro tasse del tutto inconsapevoli che le stesse non garantiscono nemmeno i diritti fondamentali degli italiani, anche di fronte una sentenza emessa oltre tre anni fa. Pago le tasse e l’affitto con regolarità, e rispetto le scadenze nonostante le mie entrate non siano cospicue, a fronte di questo sono 24 anni che la mia famiglia vive in ambienti umidi e fatiscenti che incidono notevolmente sulla nostra qualità di vita. Nei mesi invernali, per non indossare vestiti bagnati, dopo averli presi dai cassetti o dagli armadi, siamo costretti ad asciugarli con un asciugacapelli. Le pareti, nonostante i continui interventi di pulizia di mia moglie, sono annerite. E’ una situazione degradante e triste che prosegue nell’indifferenza di chi dovrebbe porvi rimedio in virtù di una sentenza e di un naturale senso di civiltà. Fiducioso che la situazione descritta possa determinare un fattivo interesse da parte della vostra redazione, è gradita l’occasione per porgere distinti saluti.

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