Gesualdo Nosengo nel 50° della morte, di mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Il filosofo tedesco Martin Heidegger, alla domanda “che ora è?”, rispondeva già anni fa, così: «Viviamo nella mezzanotte della notte del mondo». Le sue parole facevano riferimento all’olocausto e alla notte discesa sull’umanità, non solo in Europa ma ovunque, con una crudeltà gratuita, efferata e diffusa. Una crudeltà che ancora oggi è rivelazione del demoniaco, della violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza come modulazione dell’indifferenza che condanna ad un calvario silenzioso “due terzi del mondo”. Gente che non produce nulla. Non guadagna nulla. Non può acquistare nulla. Perciò è considerata nulla. E l’abisso va scavandosi sempre di più fra l’area dell’opulenza e l’immenso arcipelago della miseria. La crudeltà si esprime nel pendolo che va dal polo del cinismo a quello dell’indifferentismo. La vita umana diventa funzionale alla ricchezza e al potere. Nell’epoca della globalizzazione l’uomo è assoggettato all’economia e alla finanza. E… nonostante tutto ogni uomo è una realtà sacra.
Anche i cattolici rimangono smarriti, confusi, asserragliati tra 3 mostri: il Califfo (Isis), Robespierre (laicismo) e Frankenstein (gender).
Bisogna ritornare a ri-auscultare l’uomo nei suoi battiti più profondi. Questa è l’urgenza per non perire, prima che sia troppo tardi. Al di là dell’arcipelago della miseria socioeconomica, preme anche il vuoto dei valori, la dimenticanza delle radici cristiane e l’ignoranza del Vangelo. Paolo VI afferma che San Benedetto ha fondato la civiltà europea con il libro, la croce e l’aratro. Una recente indagine dell’Istituto Censis sul Vangelo e gli Italiani, rivela i dati drammatici del nostro analfabetismo religioso. Gli anelli più deboli della catena (bambini, donne, anziani e indifesi) vengono poi bistrattati. La nostra società ha messo l’uomo contro la donna e ne è scaturito il naufragio del divorzio che ha distrutto la famiglia. Poi l’uomo e la donna contro il bambino ed è venuto “l’abominevole delitto dell’aborto” (GS, 27). Successivamente tutta la società contro bambini, giovani e anziani ammalati, e si è affermato il diritto dello Stato ad uccidere con l’eutanasia. Ora domina l’ideologia contro la realtà della legge naturale per distruggere l’identità di genere. Dopo aver calpestato la legge divino-positiva dei Comandamenti si è passati alla cancellazione della legge naturale scritta nell’armonia cosmica, che reca le “Vestigia Dei” e sulle tavole di carne del cuore umano. Negato il valore dell’uomo, diventa assolutamente indifferente che di uomini se ne ammazzino uno solo oppure centomila. L’ateismo materialista è canagliesco e tendenzialmente assassino. La pratica, poi, conferma la teoria. Le esecuzioni di massa, le camere a gas, le foibe, i gulag e i genocidi del secolo appena trascorso hanno segnato le tappe della modernissima barbarie. I cervelli emancipati, i cuori corazzati dei superuomini usi a respirare le libere atmosfere della civiltà atea, razzista, materialista, edonista, relativista, comunista, antimetafisica, affogati da una vera e propria pandemia del vuoto, del nulla e del niente, non avvertono più l’aria inquinata che fa avanzare l’operazione più tragica divenuta di uso corrente: scanna e ammazza! La pagina criminologica dei giornali è ormai zeppa ogni giorno di mogli che ammazzano i mariti e, più spesso, di mariti che ammazzano le mogli (il femminicidio), di genitori che ammazzano i figli e di figli che ammazzano i genitori, di fratelli che ammazzano le sorelle… di operai che ammazzano i datori di lavoro… di cittadini che ammazzano le autorità e di autorità che ammazzano i cittadini… di popoli che si ammazzano tra di loro e, forse, il peggio deve ancora venire. Bombe “intelligenti” e missili da guerra sono una faccenda laicissima e modernissima dei nostri giorni, mentre il vecchio, superato, clericale e oscurantista quinto Comandamento seguita ostinatamente a dire: Non ammazzare! Ieri non andava bene che il quinto Comandamento rimanesse in piedi a presidiare la bellezza della vita, dono meraviglioso e valore non negoziabile a salvaguardia della Persona umana come “Imago Dei”; oggi si compiono passi ancora più violenti per demolire il terzo Comandamento, sempre pronto a vigilare sul primato della famiglia rispetto al denaro, sul diritto al riposo, sul valore dell’unione familiare e della festa da santificare. La domenica, Giorno del Signore, è diventata il giorno del pallone, dello svago sfrenato e della corsa frenetica allo shopping nei centri commerciali e negli ipermercati cittadini. Il “Decreto Salva Italia”, promosso dal governo del Prof. Monti, ha voluto che gli esercizi commerciali restassero aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Le grandi catene di distribuzione hanno fatto morire la piccola e media distribuzione, annientato le domeniche e le grandi festività cristiane da santificare, disgregato le famiglie, a causa dei massacranti turni di lavoro, che non permettono più di vedersi. Nullificato il diritto al riposo domenicale, sacralità della domenica svanita, dignità e spiritualità dell’uomo azzerate dal “pensiero unico” che, sull’altare del profitto, sacrifica una cultura plurisecolare. In tutte le culture, mesopotamica, egizia, greca, romana, tutto ruota attorno alla festa. Aureliano, il 25 dicembre 274, a Roma consacra sulle pendici del Quirinale il tempio del “Sol Invictus”. Il Cristianesimo trasforma questa celebrazione nel Natale del Signore. Costantino Imperatore, il 7 marzo 321, istituisce il “dies solis”, primo giorno della settimana dedicato al riposo. Teodosio Imperatore, il 3 novembre 383, trasforma il “dies solis” in “dies dominicus”, Giorno del Signore, e giorno del riposo obbligatorio in cui non si celebrano processi, non si trattano affari né si riscuotono debiti. Tutto annuncia il primato della domenica! Qualcuno ha detto: E ci voleva un professore per cancellare questo ricco patrimonio culturale, quando sarebbe bastato un semplice bidello? Persino Dio, al termine della Creazione, il settimo giorno si riposò! Dice Sant’Agostino: «Tutta la forza dei malvagi sta nella debolezza dei buoni».
Nella notte del XX secolo tra la prima e la seconda guerra mondiale, nazifascismo, campi di concentramento, comunismo ateo, lager, persecuzione, fame, miseria, ripresa e boom economico, ricostruzione, femminismo, Concilio Vaticano II, rivoluzione giovanile, crisi delle ideologie e declino dell’Occidente cristiano, lo Spirito Santo ha suscitato in Italia un grande pedagogo cattolico, una stella incandescente, come risposta del Cielo all’invocazione di speranza che sale dalla terra. Un uomo capace di com-passione, pathos, com-prensione, consolazione, dedizione, intuizione, spirito di sevizio, un buon samaritano, colmo di em-patia, sim-patia, sin-tonia, convinto, come afferma Don Bosco, che: «L’educazione è un fatto del cuore». Un uomo capace di un sentire profondo, di una straordinaria capacità di “leggere i segni dei tempi” con intelligente discernimento, per creare progetti responsabili di libertà in una sintesi mirabile e vitale del binomio “compassione-educazione”: Gesualdo Nosengo.

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