Giuseppe Mainolfi (Terramia): Il fiume Isclero fiume della vita, anzi in fin di vita

Il fiume Isclero fiume della vita, anzi in fin di vita
L’ Isclero è un fiume di circa 30 km di lunghezza, che attraversa le province di Avellino e Benevento.
Nasce nella valle Caudina, con direttrice Nord-Nord-Ovest, dalla confluenza di vari corsi d’acqua: valloni (a carattere torrentizio, discendenti dalle vicine montagne) , e fossi (canali di convogliamento delle acque delle campagne), il Cola, il Querci, la Pirozza, la Conga, e poi il Carmignano, nel quale confluiscono, in zona “Cardito”, il Castello, il S.Gennaro, il Fosso Ariello, il Fosso Torre, le cui sorgenti sono nell’area compresa fra cima Recuorvo (968 m s.l.m.) e il monte Pizzone (756 m s.l.m.). Tra i comuni di Bucciano ed Airola devia con decisione verso ovest, ricevendo come affluenti i torrenti Tesa (lungo 10 km) e Varco, provenienti da est, dalle zone pedemontane del Taburno e assume connotazioni stabili di fiume, ingrossando l’alveo e la portata d’acqua.
Prosegue quindi il suo corso nella stretta di Moiano, per un alveo incassato tra rocce vive, e nel territorio di Sant’Agata de’ Goti lambendone a nord l’abitato; qui riceve il tributo idrico dei torrenti Reullo e Martorano. Sfocia nel Volturno ad est di Limatola presso la frazione dell’Annunziata.
Nella stretta tra Moiano e Sant’Agata de’ Goti traeva origine un acquedotto (Acqua Giulia) che confluiva poi in quello del Carmigliano, e approvvigionava Napoli con le sue acque.
Fino all’inizio del secolo, lungo il suo corso, erano funzionanti numerosi mulini alimentati da canali di derivazione, paralleli al fiume. Tra i più importanti ricordiamo mulino Faenza (a due macine) in territorio di Paolisi, mulino Mastromarco (una macina) a Moiano, mulino Falco (due macine) recentemente restaurato in modo filologico a scopo didattico con la ricollocazione “in situ” dell’impianto di molitura e mulino Ferriera, nato addirittura come industria di lavorazione del ferro sotto Ferdinando IV di Borbone e poi convertito, prima in azienda di produzione elettrica, poi a mulino, a Sant’Agata de’ Goti. Fino al 1970, e chi scrive ne è testimone oculare, il fiume era il centro vitale della valle.
Si pescava, si faceva il bagno d’estate e l’acqua veniva utilizzata per irrigare i campi.
Poi improvvisamente, il disastro. Oggi non è proprio così
Quello che una volta era il fiume della vita oggi è diventato un fiume morto.
Nel breve tratto che parte da Cervinara ed arriva ad Airola e Moiano, da che è pulito, con fauna acquatica, progressivamente si trasforma in una fogna a cielo aperto.
Illusorio è la vista del fiume durante la stagione autunnale e primaverile, quando l’apporto delle piogge e il risveglio dei torrenti provenienti dai monti del Taburno e del Partenio, pulisce il letto del fiume, diluendo gli scarichi fognari.
Con l’avvento dei mesi caldi, la situazione ridiventa tragica.
Ultimamente l’attenzione di gruppi di cittadini, attraverso comitati e circoli, ha portato alla ribalta lo stato di abbandono del fiume, lasciato all’incuria di vandalismi privati e noncuranza pubblica.
Il controllo degli scarichi occulti è demandato all’azione di qualche amministratore coscienzioso e responsabile e ai comitati di cittadini la cui attività resta solo informativa e di denuncia.
Lo stato delle reti fognarie dei comuni attraversati dal fiume Isclero, è colpevolmente disastroso senza la necessaria manutenzione e senza il dovuto controllo, peraltro dovuto per legge, scaricano parte della loro portata, direttamente nel Fiume.
I controlli, a tutti i livelli, di organi locali e sovraccomunali, sono superficiali, anche in presenza di uno stato di abbandono evidente agli occhi e all’olfatto.
Quello che è più preoccupante è il disinteresse di chi il fiume lo ha vissuto, di chi ci vive quotidianamente nell’esercizio della propria attività agricola e di chi dovrà farne conto da adesso in poi.
Vorrei continuare con disquisizioni tecniche che lascio agli esperti che vorranno partecipare al tavolo di discussione sullo stato di inquinamento del fiume e delle azioni da intraprendersi fin da subito, per fermare l’azione di degrado e incamminarsi verso un’azione di disinquinamento che non potrà che portare beneficio e benessere per tutta la popolazione della Valle Caudina.
Il mio non è un discorso accademico ma un grido di dolore, una richiesta di aiuto affinché il nostro Fiume non venga lasciato morire e con esso la nostra Valle e la nostra Società.
Io ho un sogno che sostiene questa mia battaglia e che mi stimola ad andare avanti, accompagnatemi e lo realizzeremo insieme.
INVITO
I sindaci dei comuni della Valle Caudina,
Sottosegretario all’Ambiente,
Sottosegretario alle Politiche Agricole e del Turismo
Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo
Responsabile dell’ARPAC della Regione Campania,
Responsabile della Società Alto Calore Servizi gestione impianto di depurazione Consortile,
Presidente della Città Caudina,
Assessore all’Ambiente della Regione Campania,
Responsabili del settore ambiente delle provincie di Avellino e Benevento,
Presidente dell’Ente Parco del Partenio,
Presidente dell’Ente Parco del Taburno – Camposauro,
Autorità di Bacino
Genio Civile
Corpo Carabinieri/Forestali
Tutte le associazioni e comitati che operano sul territorio,
Tutti gli operatori economici, settore agricolo, industriale e del turismo,
a partecipare ad un tavolo di discussione, dove il problema del Fiume e in generale dell’inquinamento dell’ambiente, diventi primario in tutte le iniziative politiche ed economiche propedeutiche allo sviluppo e alla tutela del territorio della Valle Caudina.
Giuseppe Mainolfi
Consigliere Comunale di Rotondi (AV)

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