Guardia Sanframondi. Domani si chiudono i Riti Settennali dell’Assunta.

Si concludono domani a Guardia Sanframondi con la chiusura della lastra della nicchia dove è custodita l’antica statua lignea della Madonna Assunta, nel Santuario omonimo, i riti settennali dell’Assunta. La lastra della nicchia era stata aperta sabato 26 agosto nel corso di una solenne cerimonia e dopo aver inserito tre chiavi in altrettante serrature, ad opera del Sindaco, del Parroco e del decano delle Deputazioni Rionali. Domenica 27 agosto poi c’era stata la processione generale che aveva richiamato a Guardia oltre centomila persone. La processione guidata dal Vescovo e dal Parroco, con la partecipazione del clero, dei misteri dei quattro rioni e della popolazione e caratterizzata dalla presenza dei flagellanti e battenti, uomini incappucciati che si percuotono ripetutamente il petto con delle spugne appuntite e sono l’ultimo “mistero” del Rione Croce, definito “San Girolamo Penitente”. Le origini storiche di questa tradizione sono incerte e secondo alcuni deriverebbero da culti pagani precristiani; altri storici invece si rifanno al medioevo quando nel 1260 Raniero Fasani partì da Perugia in processione con dei disciplinati portandoli in tutta Europa. Il documento storico più antico inerente ai riti settennali di Guardia Sanframondi risale però al 1620 anno in cui dopo una grave carestia la popolazione decise di portare in processione la Madonna Assunta, processione regolata successivamente da un vero e proprio contratto stipulato fra gli eletti dell’Universitas ed i Padri di San Filippo Neri il 23 maggio 1654. Da un atto del marzo 1702 conservato nella Curia diocesana di Cerreto Sannita si apprende che nelle processioni, i confratelli della Madonna del Pianto di Cerreto Sannita, usano vestire il sacco con il cappuccio per battersi e mortificarsi con la frusta o con la disciplina. Una tradizione quella dei battenti e dei flagellanti tramandata negli anni che puo’ piacere o no ma che deve essere rispettata. I riti vengono svolti ogni sette anni e sono percepiti, dai guardiesi, come «la festa», sono visti come l’aspetto fondamentale della loro tradizione culturale. Domani con la chiusura della lastra, si comincia già a pensare all’evento del 2024.

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