Iannace: se ho sbagliato l’ho fatto nell’interesse dei pazienti.

Il dottore Carlo Iannace ha incontrato la stampa per spiegare serenamente le sue ragioni a poche ore dalla sentenza di primo grado che nel pomeriggio di ieri lo ha condannato a sei anni (con pena indultata di tre anni) e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici nell’ambito dell’inchiesta Welfare. “In cuor mio speravo nell’assoluzione perché non sento di aver commesso i reati che mi sono stati contestati. La mia colpa, se di colpa si può parlare, è quella di poter aver fatto qualche illecito amministrativo che però è stato solo utile a superare quella palude burocratica che avvolge la sanità”. Iannace, accompagnato dal legale Quirino Iorio, ha ripercorso storicamente le fasi, le attività e le procedure oggetto delle indagini che ieri hanno portato alla sentenza: “Non merito tutto questo – ha detto – Dal punto di vista giudiziario non credo di essere responsabile dei reati a me ascritti. Rispetto alla dura nota stampa di ieri il dottore Iannace ha voluto fare delle precisazioni: “E’ stato solo uno sfogo, frutto di un momento di tensione altissima. Ho dimostrato con il lavoro svolto negli anni la mia professionalità che, credetemi, a me è costata sacrificio e danaro. Ecco perché dico che non si può distruggere così la sanità pubblica. Un medico si giudica per gli obiettivi raggiunti e non per la presenza che fa nell’ospedale, chi finge di lavorare non ha bisogno di essere un medico, può benissimo fare anche l’impiegato. Fino a quando me lo permetteranno farò questo lavoro, altrimenti andrò in Africa! Mi sento un incompreso, ho avuto la stessa condanna di Schettino e questo mi dà fastidio”.

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