Il Nunzio Apostolico Luigi Barbarito di Mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Uomo intelligente, Pastore vigile, attento, generoso, veramente innamorato della Chiesa che continua a servire con una passione squisitamente irpina. Incontrandolo e dialogando con lui, impressiona soprattutto la lucidità intellettuale e lo spirito giovanile che animano l’Arcivescovo Luigi Barbarito, nonostante la veneranda età. E’ nato infatti 94 anni fa ad Atripalda in provincia e diocesi di Avellino. Dopo gli studi nel Seminario diocesano di Avellino e nel Pontificio Seminario regionale Pio XI di Benevento, ha conseguito la laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e il diploma presso la Pontificia Accademia per il servizio diplomatico della Santa Sede. Ordinato sacerdote il 20 agosto 1944 da Mons. Bentivoglio, assistente nella parrocchia Sant’Ippolisto di Atripalda, amministratore della parrocchia San Francesco nel borgo ferrovia di Avellino, assistente provinciale delle ACLI, del CIF, della FUCI e insegnante di religione in Avellino. Nel 1951 è stato scelto per il servizio diplomatico della Santa Sede che ha servito con audace lungimiranza in Australia e in Oceania, nella segreteria di Stato in Vaticano e nella Nunziatura apostolica di Parigi. Eletto dal Beato Paolo VI Arcivescovo titolare di Fiorentino e nominato Nunzio Apostolico presso la Repubblica di Haiti e la Conferenza Episcopale delle Antille, è stato consacrato Vescovo il 20 agosto 1969 dal Cardinale Amleto Giovanni Cicognani. Al termine della missione nei Caraibi è stato assegnato alla Nunziatura in Dakar e nei paesi francofoni dell’Africa occidentale, per poi passare alla Nunziatura di Canberra in Australia. San Giovanni Paolo II lo ha poi destinato Nunzio a Londra, in Gran Bretagna, dove è rimasto per 11 anni dal 1986 al 1997 divenendo decano del corpo diplomatico. Alla fine del mandato è rientrato a Roma come membro della Congregazione per le cause dei santi, rimanendovi fino al 2002. Ha ricevuto onorificenze di altissimo prestigio e tra queste quella concessa dalla Regina Elisabetta d’Inghilterra. Ha pubblicato diversi saggi su tematiche religiose, ecclesiali, politiche e sociali. La sua ultima pubblicazione porta il titolo “Evangelizzare oggi” dove, alla luce del Concilio Vaticano II, propone una visione di Chiesa meno rigida, autoritaria e burocratica e più fraterna, comunitaria, sinodale e povera per rispondere meglio alle attese di salvezza, giustizia sociale e pace. In quest’opera afferma: «Sono fermamente convinto che uno dei principali compiti della Chiesa, oltre a quello di predicare il Vangelo, che è annunzio di liberazione di salvezza, sia anche quello di difendere la libertà, perché dove non c’è libertà politica, di pensiero e di parola, la stessa libertà religiosa è minacciata o diventa oggetto di compromesso». Secondo Papa Francesco il compito del Nunzio è quello di “auscultare il cuore del Papa e far giungere il suo respiro alle Chiese del mondo”. In questa prospettiva Mons. Barbarito ha operato incisivamente, sempre pronto a “cantare la bontà del Signore”. Non ha mai avuto paura degli uomini. Ha sempre ed unicamente temuto, amato e servito Gesù Cristo a vantaggio della Chiesa universale come collaboratore del romano Pontefice. Un Pastore con orizzonti vasti e luminosi, un comunicatore schietto, chiaro, sincero e cordiale, pronto al sacrificio, sempre paziente e perseverante. La sua variegata attività diplomatica è stata costantemente permeata da un profondo spirito pastorale e da una devozione speciale alla Vergine Maria, Madre del Cenacolo e Regina degli Apostoli. Un annunciatore ardente e instancabile del Regno di Dio, con una predisposizione peculiare all’incontro, all’amicizia leale e al dialogo ecumenico, quello vero, scevro da confusioni dottrinali o compromessi, senza cedimenti o debolezze. Emerge ancora oggi, nel Nunzio Luigi Barbarito, il carattere peculiare degli irpini: rispettoso delle istituzioni, indomito e fiero nel difendere il valore non negoziabile della libertà, obbediente ma libero, fedele e responsabile. Convinto meridionalista ripete di sovente che la gente del sud con la sua ingegnosità e la ricchezza delle virtù familiari ha arricchito anche all’estero altri popoli. L’Arcivescovo Barbarito si è fatto cantore delle bellezze della Terra Irpina, narratore entusiasta e testimone luminoso della religiosità popolare, del valore primario della famiglia e delle nobili tradizioni della terra d’origine: onore, onestà e coraggio senza mai arretrare di fronte alle sfide della vita. Il suo temperamento risponde pienamente al giudizio lusinghiero che il grande storico di Roma, Tito Livio, formulava sugli Irpini: «Non fuggivano la lotta. Ed erano così lontani dallo stancarsi della difesa, anche senza successo per la loro libertà, che preferivano subire la conquista piuttosto che non tentare con ogni mezzo la vittoria». L’Irpinia, dal verde splendente, con la solennità dei monti imbiancati dalla neve d’inverno e il gelido vento di tramontana che proviene dal nord delle regioni balcaniche, Mons. Barbarito, la porta entusiasticamente nel cuore. Uomo vero, dotto, solido, forte, vivo, titolare di una calda e amabile umanità. Amante della creazione e della vita. Convinto della grande lezione che viene a noi tutti dalla storia di un passato glorioso. Il suo curriculum vitae è di altissimo profilo. Dopo la brillante carriera diplomatica al servizio del Vaticano si è ritirato da due anni presso la Casa San Giuseppe delle Suore Francescane Immacolatine in Pietradefusi dove, con vivacità inusitata, progetta in questi giorni a sue spese il restauro della “Villa Teresa Manganiello”, nella frazione Dentecane di Pietradefusi, per accogliere sacerdoti anziani e ammalati dell’Irpinia e del Sannio. Questo “giovane di Dio” incita tutti i nostri giovani a riscoprire sempre di più i valori della nostra tradizione e della nostra storia, sempre ancorati alle salde radici dalle quali trarre la linfa vitale dell’ispirazione, per essere costruttori di speranza: «Non uomini di paglia – egli afferma – ma querce vigorose e ben radicate nel suolo della propria millenaria cultura».

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