Incrociano le braccia i penalisti: niente udienze dal 10 al 14 Aprile.

Niente udienze penali, dal 10 al 14 aprile, per la nuova astensione nazionale proclamata dall’Unione delle Camere penali italiane. Ennesima tappa di una protesta che avanti da tempo ed ha nel mirino la scelta del governo di porre la fiducia sul Ddl di riforma in materia penale. Le critiche, ovviamente, non riguardano solo l’aspetto procedurale, ma anche il contenuto del provvedimento. Secondo i penalisti, “è necessario denunciare l’intrinseca contraddittorietà del Ddl che, intitolato al “rafforzamento delle garanzie” e alla tutela della “ragionevole durata dei processi”, opera su temi fondamentali in senso opposto. Allarga a dismisura l’applicazione del “processo a distanza”, che mortifica la dignità dell’imputato e viola fondamentali principi convenzionali e costituzionali, comprimendo i diritti e le garanzie degli imputati detenuti. Attraverso un’indiscriminata sospensione dei termini di prescrizione e altrettanto irrazionali aumenti delle pene edittali, rende interminabili i processi, con un danno per i singoli imputati, per le parti civili e per l’intera collettività”. Perché “un processo che impiega venti anni ad accertare le responsabilità non è un processo giusto, ma un peso inutile ed intollerabile per l’intera società. Materie delicate e sensibili come la regolamentazione delle intercettazioni telefoniche, della tutela della privacy e della funzione difensiva, contenute nella stessa legge delega, non possono essere sottratte al legittimo confronto democratico”. L’Unione delle Camere Penali rivendica il “contributo tecnico fattivo al miglioramento del testo, laddove gli interventi legislativi si muovevano nella giusta direzione con l’introduzione dell’istituto dell’estinzione del reato per le condotte riparatorie, della delega per determinare la procedibilità a querela di alcuni delitti di minor gravità, della riforma delle misure di sicurezza personali, del controllo dei tempi per l’esercizio dell’azione penale, della delega per realizzare una tendenziale riserva di codice per la migliore conoscibilità dei precetti penali, del necessario consenso del difensore d’ufficio per l’efficacia dell’elezione di domicilio presso lo stesso (in accordo con i principi espressi dalla Corte Edu in materia di effettiva conoscenza da parte dell’imputato non solo dell’esistenza del procedimento, ma anche del processo)”. I rilievi negativi, “espressi con fermezza”, riguardano “gli interventi volti a smaterializzare l’imputato, impedendogli una effettiva presenza al processo, ispirati esclusivamente da una inaccettabile logica di risparmio del costo delle traduzioni dal carcere e di allungamento dei tempi del giudizio, che allontanano contemporaneamente e proporzionalmente il processo penale dal fatto che deve giudicare e dal suo modello accusatorio, mettendo in serio pericolo l’effettivo rispetto dei fondamentali principi costituzionali e convenzionali del giusto ed equo processo”.

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