INDRO MONTANELLI, 14 ANNI FA L’ADDIO A UN GRANDE GIORNALISTA. La nota di Franco Petraglia.

In tempi turbinosi e convulsi come questi che la nostra Italia sta vivendo socialmente, politicamente ed economicamente, avrebbe giovato, come sempre, la sua lezione. L’Italia perse, quel 22 luglio del 2001, un grande giornalista, un uomo libero, capace con la sua profondità e vivacità intellettuale di provocare il dialogo in un mondo in cui non si ama più parlare ma guerreggiarsi. Egli sapeva raccontare, con straordinaria chiarezza, la storia degli italiani. Uomo puntiglioso, lucido, di una rettitudine esemplare, appassionato giudice di una nazione cha amava al di sopra di ogni altra cosa al mondo. Le sue analisi erano obiettive, terse come il cristallo e mai offensive. Insomma, un vero maestro di vita. Gli italiani lo stimavano sinceramente, soprattutto per la sua onestà intellettuale, per la sua dignità e per il suo portamento. Ha lasciato un’impronta vera, non effimera, di sé. Pur con i suoi errori, le sue sconfitte decorosamente accettate. Per questo sento verso di lui rispetto, stima e simpatia. Dalle “stanze” di Montanelli (Corriere della Sera), che conservo gelosamente,  ho imparato molto e gliene sono grato vita natural durante. Il suo vuoto, senza iperbole, sarà difficilmente colmabile per chi ama il giornalismo e vuole bene davvero ai giornalisti.

Dico, senza ipocrisia, che sento molto la sua mancanza.

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