Irpinia/Sannio: il silenzio della politica sulla vicenda Alto Calore Servzi

In realtà non c’è una strategia chiara e non ci sono neanche divisioni politiche. L’assemblea dei soci dell’Alto Calore Servizi è stata convocata per venerdì 14 dicembre. All’ordine del giorno c’è la richiesta dell’aumento del capitale sociale da parte dell’amministratore unico Michelangelo Ciarcia. Una misura necessaria per evitare il fallimento di una società per azioni, che gestisce ed eroga la risorsa idrica, ed è di proprietà dei comuni e della provincia di Avellino. Una società pubblica che, però, ha un deficit di oltre 120 milioni di euro. Un buco spaventoso che , senza l’aumento di capitale, costringerà Ciarcia a portare i libri in tribunale. In questi mesi, il numero uno di corso Europa, ha girato in lungo e largo, per spiegare a sindaci, consiglieri comunali, anche ai dipendenti, cosa sta succedendo e quali sono i pericoli che si corrono. D’altro canto, però, gli amministratori, sopratutto dei comuni piccoli temono che l’aumento del capitale, potrebbe portare gli enti da loro amministrati al fallimento. La proposta viene data per buona solo in quei comuni che vantano crediti con l’Acs e non sono pochi. Tanti altri, però, sono spiazzati, incerti e nessuno li aiuta a decidere. Anche su questa vicenda, infatti, è assordante il silenzio della politica. Prima di essere sfiduciato, il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, ha presentato la richiesta che l’assemblea si occupasse anche di un’azione di responsabilità. Si tratta di una azione prevista dallo statuto, solo che Ciampi l’avrebbe voluta far partire dal 2004, mentre si possono discutere solo gli ultimi cinque anni. Anche questa, però,sembra un’azione estemporanea che non affronta per nulla il vero problema .E’ innegabile che l’Alto Calore è stato un carrozzone politico, come non si può mettere in dubbio che, nel corso degli anni siano state affidate consulenze a parenti ed amici della politica. Ma, allo stesso tempo, la questione che deve essere affrontata ora è una sola. Deve fallire o meno questa società? E se dovesse fallire, la risorsa acqua da chi sarebbe gestita? L’aumento di capitale è un rischio grosso per tanti comuni, come lo è se sulle sorgenti irpine dovessero metterci le mani i privati. Il 14 dicembre si avvicina e nessuno sa sciogliere questo nodo.

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