La Croce feritoia di Resurrezione di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

La Croce è la roccia della nostra fede. Cicerone dice che la morte infamante della croce era «il supplizio più crudele e orrendo» che i Romani riservavano agli schiavi e che non poteva essere inflitto agli uomini liberi, chiamavano infatti la croce arbor infelix. Un legno infisso tra le rocce del Calvario. Un corpo appeso in agonia, spettacolo truce visto tante volte a Roma, centro dell’Impero, fino alle province più remote. Un giorno un rabbì di Nazaret viene condannato alla morte di croce a Gerusalemme. Ma da questo momento la croce e il Crocifisso cambiano il volto della storia. Moltissimi oggi portano al collo il simbolo della croce. La croce segna i profili di molte vette di montagna e poi brilla sui campanili di tutti i paesi, ci attende alla svolta dei sentieri di campagna, è incisa negli occhi di tutti, racconta una storia di amore e di dolore, pronuncia un nome che odora di vita: Gesù. Radice della civiltà cristiana europea che – come dice Paolo VI – «nasce dalla croce, dal libro e dall’aratro». Dai crocifissi di legno a quelli di carne, figura emblematica di tutti i poveri crocifissi nella storia dell’umanità, riassume come segno globalizzante tutti i massacri, le barbarie contro l’uomo, simbolo universale del dolore. La Croce «scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,18), compendio del dolore del mondo, più che simbolo, è una persona: il Crocifisso Risorto Amore! La croce senza la Pasqua è cieca. La Pasqua senza la croce è vuota. Scandalo di morte, feritoia di Resurrezione. L’Imitazione di Cristo afferma: Tota vita Christi Crux. E poi conclude: «Chi cerca Cristo senza croce, troverà la croce senza Cristo». Il nostro Dio non è un Dio “crocifiggente” l’uomo, ma un Dio “crocifisso” per l’uomo: «Uomo dei dolori, esperto del soffrire» (Isaia 53,3); «Un verme, non un uomo» (Salmo 22). La Croce allora non è la manifestazione della forza e della potenza di Dio, ma la epifania dell’Amore e della Passione di Dio per l’uomo. Dio è il «nostro collega di strazio», il «nostro esperto del soffrire» dice Dietrich Bonhoeffer. Venanzio Fortunato nel suo inno Vexilla regis, afferma: Fulget crucis mysterium… regnavit a ligno Deus. E Paul Claudel scrive: «Il dolore è una mandorla amara che si getta sul ciglio della strada. Ripassi un giorno per questa stessa strada, di pianto, ed ecco il prodigio: ritrovi un mandorlo in fiore». Senza questa certezza della fecondità del dolore vissuto all’ombra della Croce di Cristo, ognuno di noi sarebbe un’aquila senz’ali, un campo senza spighe, un cielo senza stelle, un fuoco senza fiamma, un giorno senza luce, un mare senza perle, un canto senza note, una morte senza vita. Senza la fede il dolore è un assurdo: «Notte senza stelle a mezzo il verno» (Giacomo Leopardi). La Croce del Golgota illumina tutte le croci presenti lungo i secoli: quella apparsa al grande Costantino Caio Flavio sul ponte Milvio nel 312 mentre marciava alla testa del suo esercito contro Massenzio: In hoc signo vinces; la Croce gemmata del Nazareno presentata con la corona di re nei mosaici bizantini di Ravenna del VI secolo e poi nell’arte medievale romanica (X – XII secolo) come albero di vita carico di fiori e frutti, attraversato dal volo di uccelli in festa, il Crocifisso di San Damiano che parlò a Francesco d’Assisi perché riparasse la Chiesa che moralmente andava in rovina, la Croce con Gesù a braccia strette nel XVI secolo, al tempo del Calvinismo e del Giansenismo con l’idea della predestinazione alla salvezza riservata solo a pochi fortunati; la Croce con Gesù a braccia allargate dopo le apparizioni del Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque nel 1673 a Paray Le Monial, fino al Gesù Misericordioso dal cuore trafitto e due raggi di colore rosso e bianco, comparso a Santa Faustina Kowalska a Cracovia nel 1931 e alla Croce Gloriosa apparsa per 49 volte a Madeleine Aumont sulla collina di Dozulé. La Croce reca sempre ovunque un messaggio carico di speranza, perché dal dolore fiorisce la vita, dal dolore fiorisce l’amore. Scrive Don Primo Mazzolari: «Potreste inventare una civiltà senza Croce, ma ricordatevi che sarà una civiltà senza Dio. E allora non sarà una civiltà!». La Croce, motivo di pianto, con Gesù, è divenuta per noi, motivo di “vanto”. Il Legno divino è entrato nella storia, nel mito, nell’arte, nell’architettura, nella pittura, poesia e letteratura, tra i grandi temi del racconto cinematografico… così l’arte è salita al Calvario ed ha illuminato di speranza la storia.

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