La Famiglia prima del denaro di Mons. Pasquale Maria Mainolfi.

La nostra società ha messo l’uomo contro la donna e ne è scaturito il naufragio del divorzio che ha distrutto la famiglia. Poi l’uomo e la donna contro il bambino ed è venuto l’abominevole delitto dell’aborto. Successivamente tutta la società contro bambini, giovani e anziani ammalati e si è affermato il diritto dello Stato ad uccidere con l’eutanasia. Ora domina l’ideologia contro la realtà della legge naturale per distruggere l’identità di genere. Dopo aver calpestato la legge divino-positiva dei Comandamenti si è passati alla cancellazione della legge naturale scritta nell’armonia cosmica e sulle tavole di carne del cuore umano. L’ateismo materialista è canagliesco e tendenzialmente assassino. La pratica, poi, conferma la teoria. Negato il valore dell’uomo, diventa assolutamente indifferente che di uomini se ne ammazzino uno solo o centomila. Le esecuzioni di massa, le camere a gas, le foibe, i gulag e i genocidi del secolo appena trascorso hanno segnato le tappe dei modernissimi progressi della tecnica scannatoria. I cervelli emancipati, i cuori corazzati dei superuomini usi a respirare le libere atmosfere della civiltà atea, razzista, materialista, edonista, relativista, comunista, antimetafisica, affogati da una vera e propria pandemia del vuoto, del nulla e del niente, non avvertono più l’aria inquinata che fa avanzare l’operazione più tragica divenuta di uso corrente: scanna e ammazza! La pagina criminologica dei giornali è ormai zeppa ogni giorno di mogli che ammazzano i mariti e, più spesso, di mariti che ammazzano le mogli, di genitori che ammazzano i figli e di figli che ammazzano i genitori, di fratelli che ammazzano le sorelle… di operai che ammazzano i datori di lavoro… di cittadini che ammazzano le autorità e di autorità che ammazzano i cittadini… di popoli che si ammazzano tra di loro e, forse, il peggio deve ancora venire. Bombe “intelligenti” e missili da guerra sono una faccenda laicissima e modernissima dei nostri giorni, tutta da godere in barba al vecchio, superato, clericale, superstizioso e oscurantista quinto Comandamento che seguita ciecamente ed ostinatamente a dire: Non ammazzare! Ieri non andava bene che il quinto Comandamento rimanesse in piedi a presidiare la bellezza della vita, dono e valore non negoziabile, e la dignità della persona come Imago Dei; oggi si compiono passi ancora più violenti per demolire il terzo Comandamento, sempre pronto a vigilare sul primato della famiglia rispetto al denaro, sul diritto al riposo, sul valore dell’unione familiare e della festa da santificare. Il giorno del Signore, la domenica, è diventato il giorno del pallone, dello svago sfrenato e della frenetica corsa allo shopping nei centri commerciali e negli ipermercati cittadini. Da quanto è stato introdotto il “Decreto Salva Italia”, promosso dal governo Monti, gli esercizi commerciali restano aperti quanto e quando vogliono, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Le grandi catene di distribuzione fanno morire la piccola e media distribuzione, si annientano le domeniche e le grandi festività cristiane da santificare, le famiglie si disgregano a causa dei massacranti turni di lavoro che non permettono più di vedersi, il diritto al riposo domenicale nullificato, la sacralità della domenica svanita, la dignità e la spiritualità dell’uomo azzerate dal “pensiero unico” che, sull’altare del profitto, sacrifica una cultura plurisecolare. In tutte le culture, da quelle mesopotamiche a quella egizia, fino a quella greca e romana, tutto ruota attorno alla festa. Il 25 dicembre 274, a Roma, Aureliano consacra sulle pendici del Quirinale il tempio del Sol invictus. Il cristianesimo poi trasforma questa celebrazione nel Natale del Signore. Il 7 marzo 321, l’imperatore Costantino stabilisce che il primo giorno della settimana, il dies solis, deve essere dedicato al riposo. Il 3 novembre 383, l’imperatore Teodosio, in accordo con l’uso cristiano attestatosi da quasi tre secoli, stabilisce che il dies solis, chiamato anche il dies dominicus, cioè giorno del Signore, diventi giorno di riposo obbligatorio in cui non si possono celebrare processi né trattare affari né riscuotere debiti. Quanti non rispettano l’editto vengono considerati sacrileghi. In Europa il giorno del sole diventa il dies Domini, giorno del Signore, attraverso una evoluzione culturale dal timbro fortemente cristiano. Per secoli le domeniche cadenzano le grandi feste, la vita dei singoli, delle famiglie, della società, dal vestito bello da indossare per andare a Messa alla tovaglia ricamata per la tavola e le pietanze più elaborate. Tutto annuncia il primato della domenica. Oggi ne vogliono invece frettolosamente e insipientemente decretare la fine. In Austria i negozi, di domenica, sono chiusi e i cittadini vivono benissimo, così come vivevamo tranquilli anche noi italiani fino agli anni ’80 del secolo scorso quando i negozi restavano chiusi la domenica. L’obbligo del lavoro domenicale si trasforma in nuova schiavitù del lavoro, danno gravissimo per l’unità della famiglia e grave violazione del Comandamento di Dio, che, al termine della Creazione, ha consacrato, Egli stesso, il riposo del settimo giorno. Il popolo, gli amministratori, la CEI devono alzare con forza la voce a difesa dei diritti di Dio, impunemente violati, quelli della vita e della famiglia, come sta facendo in questi giorni il nuovo ministro per la famiglia Lorenzo Fontana, ricordando che l’art. 29 della Costituzione Repubblicana riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Nessuno deve più tacere. Dice Sant’Agostino: «Tutta la forza dei malvagi sta nella debolezza dei buoni».

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