La morte di un gatto lascia un gran vuoto. La nota di Franco Petraglia.

Non riesco a superare, paradossalmente, il trauma che sto vivendo per la tragica scomparsa della mia giovane gatta. Ho già perdonato chi l’ha investita, ma mi porto dentro un vuoto ineffabile. Si era instaurato tra noi un rapporto simbiotico. Nel tempo, sempre più affezionato a lei, era diventata parte integrante della famiglia. Scandiva i ritmi della mia giornata. Spero che il tempo trasformi la mia angoscia in un dolce ricordo. Faccio fatica a metabolizzare questo lutto, pari a quello di un familiare. Lancio un appello a coloro che maltrattano queste creature di Dio, esseri viventi e senzienti: di aver maggior rispetto per  gli animali in genere, perché essi donano gratuitamente amore e serenità più di quanto, più volte, offrano gli esseri umani. Diceva Paolo VI che “gli animali sono la parte più piccola della creazione divina, ma noi un giorno li rivedremo nel mistero di Cristo”. E san Francesco li chiamava” i nostri fratelli più piccoli”.

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