La Testimonianza di Padre Antonio Maria Di Monda di mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Sono commosso e contento di parlare di Padre Antonio Maria Di Monda un uomo solido, un sacerdote vero, un testimone fedele divenuto maestro della parola. Maestro perché Testimone. Ripensando agli anni in cui l’ho avuto impareggiabile guida e docente di dommatica mi sovvengono le parole semplici e profonde del Salmo 18, le uniche capaci di esprimere la mia sconfinata gratitudine: “La tua bontà mi ha fatto crescere”. Padre Antonio è stato un degno figlio del serafico Francesco d’Assisi nella Famiglia Francescana Conventuale della provincia religiosa di Napoli. Laureato in Teologia all’Università di Friburgo in Svizzera, licenziato in Filosofia all’Università Gregoriana di Roma e diplomato in Diplomatica, Paleografia e Archivistica all’Università di Napoli. Ha ricoperto molti e importanti uffici nel suo Ordine, come quelli di Ministro Provinciale e Direttore Generale della Milizia dell’Immacolata. Docente di Teologia e Filosofia alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, sezione Capodimonte, nel Seminario e nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Redemptor Hominis” di Benevento e nei Seminari dell’Ordine, ha collaborato a molte riviste e pubblicato diverse opere teologiche e letterarie. Tra le tante opere mi piace segnalare il volume “Tra teologia e vita…” ove spazia dalla speculazione alla realtà vissuta da ogni uomo, in argomenti di attualissimo interesse, con competenza profonda, con acume e calore sostenuti sempre da una logica rigorosa, impeccabile e dal richiamo costante alla verifica, a portata di mano di ogni uomo amante della verità.
Padre Di Monda è stato un pozzo profondo di ricchezza culturale e spirituale, estremamente vitale sotto il profilo scientifico e missionario, formidabile per cultura, fervore e dedizione apostolica. Gioioso ed ottimista come tutti i santi che costellano il firmamento cristiano. Un profeta della divina giustizia sempre piegata al servizio dell’amore e della misericordia.
Mai si è chiuso nella turris eburnea di un sapere arido, gelido e sprezzante. La sua è stata sempre ed unicamente una teologia al servizio della vita, una teologia capace di conservare quel sapore di concretezza e di vita, capace di soddisfare gli intellettuali ed i semplici, senza nulla togliere al rigore del pensiero e della verità. Nell’insegnamento, nella predicazione come nelle svariate pubblicazioni ed in centinaia di articoli, è sempre partito dalla teologia e dalla pedagogia del cuore, non per assegnare un primato al sentimento, alla volontà, ma perché ogni cosa, nella vita e nell’azione, ha sapore solo se ha un pizzico di cuore. In conformità al genuino concetto dell’uomo ha ricercato in ogni situazione ed in ogni argomentazione la verità più obiettiva, senza infingimenti, mezze misure o false prudenze, convinto di quanto afferma il filosofo Maritain: “Se non si ama la verità, non si è uomini”. Nella babele della moderna ideologia, Padre Antonio ha offerto alla schiera innumerevole dei suoi alunni e dei suoi fedeli la divina e sicura pedagogia di Gesù Maestro,Via Verità e Vita (Gv 14,6).
Come Teresa di Lisieux ha sentito in sé la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore e del martire. Nel contrasto interiore tra debolezza delle forze e sconfinatezza dei desideri ha cercato con ardore i doni più perfetti, scoprendo di essere nulla senza l’Amore. La Carità gli ha offerto la chiave della sua vocazione.
Nel cuore della Chiesa sua madre è stato un profeta di speranza e di amore pur conservando scrupolosamente il ruolo di vigile sentinella della verità. Di qui la tenacia nello studio, nel sacrifico, nella preghiera, nell’insegnamento e nell’apostolato. Di qui la prontezza nel venire incontro ai bisogni di ognuno senza mai risparmiarsi. Di qui la fatica dei frequenti viaggi in aereo, in treno in autostop pur di annunciare Cristo in maniera opportuna ed inopportuna (I Tim).
Sempre con umiltà, semplicità, generosità e con quella gioia che spesso esplodeva in una risata fragorosa e contagiosa, di chi manifesta una grande capacità di relazione e di esultanza ad ogni incontro. Verità e Amore. Fedeltà e Gioia.
Testimone verace del Cristo crocifisso e risorto perché morte e resurrezione sono un unico e indissaldabile mistero d’amore.
Scrive S.Agostino: “Cammina attraverso l’uomo e giungerai a Dio”. Conoscendo, stimando, ascoltando e frequentando Padre Antonio Maria Di Monda, noi abbiamo incontrato Dio. Padre Antonio Maria Di Monda, come professore, predicatore,esorcista e vicario episcopale per i religiosi e le religiose ha sempre manifestato un grande coraggio nel difendere la verità ed una profonda onestà intellettuale, una stima formidabile per il ministero sacerdotale ed un amore appassionato per l’Immacolata. Egli stesso scrive: “Quanto illusoria sia la pretesa infallibilità di giudizio del pensiero moderno è dimostrato dai granchi di ogni genere che esso ha dovuto registrare nel corso della storia. Sarebbe distruttivo constatare quante presuntuose affermazioni, presentate e difese come ultima conquista della scienza, siano state smentite dalla realtà e dalla vera scienza. Così, in ogni epoca la Chiesa è stata rimproverata di volersi intestardire su posizioni chiaramente superate e ormai inaccettabili dal pensiero corrente!
Se la Chiesa avesse accolto la suggestione, offertale di volta in volta, dallo gnosticismo, dall’arianesimo, dalle eresie e movimenti di pensiero ovunque pullulanti ci domandiamo se esisterebbe oggi incorrotta.
Mentre essa è ancora viva e vegeta, molti movimenti ricordati si sono dissolti nel nulla” (Tra Teologia e Vita”…,pp.25-26).
Aveva compreso la grandezza e la dignità del sacerdote vivendola con impareggiabile coerenza e generosità e con una disponibilità assoluta. Nell’esercizio del ministero sacerdotale viveva intensamente le parole che l’amico del santo Curato d’Ars, il venerabile padre Chevrier diceva agli studenti di teologia che si preparavano al sacerdozio: “Il sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al Presepio, deve essere umile e povero; più sarà tale, più darà gloria a Dio e sarà utile al prossimo: egli deve essere un uomo spoglio di tutto. Ricordando il Calvario, deve pensare ad immolare se stesso per dare la vita. Il sacerdote deve essere un uomo crocifisso. Pensando al tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stesso di continuo agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il prete deve essere un uomo mangiato”. E padre Antonio aggiungeva che essendo il sacerdote Alter Christus, per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione deve operare ed amare come ha fatto Gesù: “ Deve essere l’uomo dalla fede ardente e operosa, l’uomo chiamato ad essere ministro e servo di tutti, chiamato a predicare e a praticare la perfezione, La santità. Egli deve essere pronto a donare la sua stessa vita temporale. Deve, perciò, possedere riserve inesauribili di amore, perchè solo l’amore porta a donare sempre, ad immolarsi senza sosta, a dimenticare i propri comodi e i propri diritti, rendendo così possibili tutti gli eroismi. Ma l’amore come l’eroismo non si improvvisa, quasi mai e non cresce, ordinariamente, per generazione spontanea. Chi non si è mai esercitato a camminare, quasi sicuramente non scalerà mai una vetta troppo alta. E chi non è stato mai impegnato a donare e a donarsi in una scuola di sacrificio e di rinunzia, difficilmente domani sarà un eroe. La lotta per la continenza è esercizio di rinunzia, di abnegazione, di superamento dell’egoismo; è scuola ed allenamento di generosità e di esaltazione dei valori superiori” (Tra Teologia e Vita…p.89).
Ed in queste espressioni svela le tensioni della sua altissima testimonianza sacerdotale. Conquistato dal trionfo della grazia, realizzato dalla Santissima Trinità si è fatto cantore appassionato dell’Immacolata scrivendo pagine luminose sulla consacrazione a Maria e sull’attualità del messaggio di Fatima. Prima di spegnersi nel convento francescano di Benevento, l’ho visitato martedì 9 gennaio 2007, rimanendo in cordiale colloquio nella sua cella per gran parte della mattinata: seduto alla scrivania, indossava l’inseparabile saio francescano, mi ha accolto con entusiasmo ed affetto, l’ho abbracciato con forza sapendo che quello sarebbe stato l’ultimo nostro incontro sulla terra, non mi ha risparmiato un largo e generoso sorriso, si è informato sulle mie attività pastorali e culturali, ha chiesto cosa stavo organizzando di bello per il Signore, poi ha descritto le sue precarie condizioni di salute, l’affanno intenso non ha bloccato la vivacità affettuosa del dialogo, dichiarandomi di voler fare anche in questa difficile situazione solo la volontà di Dio. Sereno, abbandonato nelle mani di Dio e della Madonna. Ma stava lavorando ancora… al suo ultimo libro su “ Il Purgatorio visto dai Santi”, correggendo le bozze sul computer portatile che aveva dinanzi. Mostrava l’ansia di terminare questa sua ultima fatica, dopo aver pubblicato nello scorso settembre “L’inferno visto dai Santi”. Ha concluso la ricerca sul Purgatorio con una pagina ove indica lo schema d’un futuro lavoro su “Il Paradiso visto dai Santi”. Dopo due giorni, l’11 gennaio 2007, a 88 anni di età, sorella morte l’ha condotto in Paradiso a contemplare faccia a faccia il volto di Dio ricercato con passione d’amore nello studio e nella preghiera, attraverso il mistero che ora gli è stato svelato. E nel suo diario, cronaca puntuale del cammino luminoso della sua anima, ha segnalato la felicità per questo nostro ultimo incontro nello spazio-tempo del pellegrinaggio. Ricordare la figura di Padre Antonio Maria Di Monda significa testimoniare alle future generazioni il suo impegno per la promozione cristiana, culturale, umana e sociale della nostra gente, all’inizio di questo terzo millennio, carico di paure ed incertezze e tanto bisognoso di speranza.
Mons. Pasquale Maria Mainolfi

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