La vecchiaia non deve essere una malattia. La nota di Franco Petraglia.

Italiani sempre più vecchi. E’ quanto rileva l’Istat nel suo bilancio demografico 2017. L’eccezionale longevità degli italiani è il motivo dell’invecchiamento della popolazione: gli individui con 65 anni e oltre rappresentano il 22,3% della popolazione. Ne consegue che la percentuale di senilità è cresciuta vertiginosamente e quindi il numero delle persone da assistere è proporzionalmente in netta ascesa. A questo proposito, lancio un accorato appello a non”scaricare” impietosamente e impetuosamente i nostri diletti anziani, con grossi handicap, in ospedali, ospizi o altri istituti privati dai quali difficilmente saranno dimessi. Non gettiamo su questi cari genitori cinismo ed egoismo brutale! I vecchi guardano alla “malattia spirituale” con immane preoccupazione e sospetto quasi che essa rappresenti una “spada di Damocle” per i loro anni futuri: vivono, giornalmente, col terrore di dover abbandonare il proprio focolare domestico, che è stato, per generazioni, la fucina di tanto ingegno e amore familiare. Molti argomenti di geriatria e gerontologia contengono un’infinità di progetti e valori: guai ad interpretarli rozzamente e distortamente, perché ciò denoterebbe una mancanza di cultura e di etica. Il poeta americano Longfellow nei suoi versi diceva: “La vecchiaia non ha meno valori della giovinezza. La vecchiaia è solo realtà con abito diverso. Le stelle che di giorno non si vedono, alla sera diventano splendenti e rendono il cielo una cosa stupenda”.Cerchiamo di aiutare gli adulti a non invecchiare spiritualmente e a non far perdere loro l’autosufficienza precocemente, offrendo loro qualche svago, qualche attività di prestigio in settori della vita sociale, stimolando così le loro facoltà fisiche e mentali. Facciamone oro colato dell’esperienza e saggezza che i vecchi ci hanno trasmesso e ripaghiamoli con atti di rispetto, gratitudine e amore celestiale: elementi rassicuranti che rendono il loro trapasso sereno e felice: gesti nobili e doverosi che ci innalzano fino al Creatore. Il grande giornalista-scrittore arabo Samir Al Kassir diceva:” A testimonianza del nostro passaggio in questo mondo possiamo lasciare delle proprietà, del denaro, ma quello che rimane davvero della nostra azione è il sentimento d’amore, l’unico in grado di dare un senso alla nostra esistenza”.Facciamo, inoltre, che i nostri figli valorizzino al massimo la figura dei nonni e non costruiscano sulle sabbie mobili la loro società, oggidì esageratamente pessimista, spesso egoista, chiusa in se stessa, che sembra non prospettare alcuna progettualità, ormai, priva di eletti sentimenti di solidarietà e di dedizione agli altri. Non badiamo esclusivamente allo sfruttamento delle loro pensioni di invalidità con accompagnamento, rendite o altri cespiti, ma rendiamo l’esistenza degli anziani dignitosa e armoniosa. Dal canto mio, ormai veleggiando verso i 72 anni, non mi stanco mai di pensare che dobbiamo prepararci degnamente, nel corso della nostra vita terrena, per quell’incontro con Dio. Pertanto, non attacchiamoci a nulla e non facciamo cattiverie perchè tutto passa e muore. Solo Iddio che è amore deve accendere, nei nostri cuori e nelle nostre menti, una fiamma di bontà – dolcezza che durerà questa vita e tutta l’eternità.

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