La Vita Occasione Unica di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

Tra gli interrogativi più inquietanti che gli uomini di ogni tempo hanno dovuto affrontare emerge questo: cosa ci attende dopo la morte? Testimonianze della storia e della preistoria confermano che l’uomo non ha mai cessato di chiedersi se esiste una vita oltre quella terrena. Chi è l’uomo, da dove viene, ritorna polvere con la morte oppure la vita continua? Domande radicali. Risposte decisive par dare significato e orientamento alla vita. Un fatto è certo: la vita è un’occasione unica! L’uomo vive una volta soltanto e in questo breve segmento esistenziale decide il suo destino eterno. In questa prospettiva il pellegrinaggio terreno acquista un valore assoluto. Nella concezione atea e materialista, con la morte finisce tutto, lo svilimento della dignità dell’uomo inevitabile e la vita terrena perde inesorabilmente valore. A che serve faticare e lottare per il vero, il bello, il buono, se poi tutto finisce in polvere? Conserva ancora un senso la distinzione tra bene e male, tra buoni e malvagi? Se la vita umana finisce nel nulla, resta solo la disperazione o la ricerca sfrenata del piacere momentaneo mentre il tempo fugge inesorabilmente. Con la inconsistente credenza nel ciclo delle reincarnazioni si rimanda alla prossime vaghe esistenze ciò che non si riesce a fare in questa. Anche nell’orizzonte della fede la vita è drammatica: ad ognuno è offerto in dono un tempo per decidere tutto e per sempre. Ma in questa luce la vita è valorizzata al massimo e si riveste di serietà e dignità. Nella prospettiva cristiana la vita eterna viene indicata come traguardo e illumina di una luce potente il presente cammino nel tempo nelle opere e giorni dell’impegno quotidiano. La fede non spreca in cielo i tesori riservati alla terra, non distrae dagli impegni e dai doveri ma imprime un senso ad ogni istante, ad ogni azione. La scelta del bene ed il male di ogni giorno costruiscono l’eternità. Nessuna realtà è certa come la morte, lo assicurano ragione ed esperienza. Tuttavia la maggior parte delle persone vivono come se la morte riguardasse solo gli altri. Novembre è un invito a ricordare i morti ma parimenti a ripensare alla nostra morte che inesorabilmente giungerà. Come i fiori di primavera, la vita è breve e nel medesimo tempo drammatica, perché occasione unica per decidere il nostro eterno destino. I nostri morti furono come siamo. Noi saremo quello che sono loro. Oltrepassati i cancelli dei cimiteri cade inesorabilmente ogni superbia, supponenza, arroganza. La morte è una livella. Il Vangelo di Gesù Cristo annuncia che la vita è un cammino verso l’eternità e che il fine della vita è la santità, cioè la perfezione nell’amore. Tutto ciò che non si risolve in amore è nulla. Anche la fede e la speranza hanno un termine. Solo l’Amore resta. Dio infatti è Amore. L’abbandono dell’eternità sull’orizzonte esistenziale non ha reso più felice la vita degli uomini sulla terra. Serpeggiano ovunque inquietudini e disperazione. Anche tanti cristiani hanno abbandonato le luminose certezze offerte da Dio fatto uomo e la fede ha ceduto il posto ai dubbi, ai “forse”, ai “chissà”. Dio ci ha creati “a Sua immagine”, con un’anima spirituale e immortale, da rivestire di santità e di grazia. Non possiamo fallire questo nevralgico obiettivo. La morte è un momento bello della nostra vita, è il nostro risveglio nell’eternità. Dice Sant’Agostino: «L’assenza non è assenza. Abbiate fede. Chi non vedete è con voi». I nostri morti non sono scomparsi, ci hanno solamente preceduti nella casa del Padre che tutti ci attende per una interminabile esperienza di felicità che chiamiamo Paradiso. Anche noi credenti piangiamo i nostri morti come Gesù che ha pianto sulla tomba dell’amico Lazzaro. Le lacrime sono l’espressione del nostro dolore. Ma non piangiamo come quelli che non credono nell’altra vita e nell’aldilà. Il prefazio della liturgia dice che “la vita non è tolta ma trasformata” e in cambio dell’esilio terreno ci viene offerta un’abitazione eterna nel Cielo. Ma nessuno è mai tornato dall’aldilà per assicurarci della vita eterna. Non è vero! Cisto è morto ed è ritornato alla vita. Il gelido sepolcro di Gerusalemme è rimasto vuoto. L’unica risposta all’enigma della morte è la resurrezione di Cristo, “Primizia dei risorti” che è andato a prepararci un posto perché dove è Lui nella gloria, un giorno saremo anche noi. Solo un Dio poteva offrirci questa garanzia e annunciare questa consolante promessa.

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