Lo statuto dell’azienda consortile del Piano di Zona A04 non piace al consiglio comunale di Avellino.

Così come è, lo statuto, difficilmente, potrà essere approvato, Al di là dei tempi che potrebbero non consentire il varo dell’azienda speciale che eroghi i servizi sociali, lo schema dello statuto è stato accolto con molto scetticismo dal consiglio comunale di Avellino. Nella serata di ieri, il sindaco Vincenzo Ciampi, come settimo punto all’ordine del giorno,ha informato l’assise sulla questione dei servizi sociali e sull’accordo trovato con gli altri 15 comuni dell’ambito A04 per dare vita ad un’azienda speciale. L’organismo avrebbe la piena autonomia per le scelte imprenditoriali ed organizzative. Non dovrebbe sottostare al patto di stabilità e,quindi, avrebbe larghi vincoli per effettuare le dovute assunzione. Ma, sopratutto, assicurerebbe una gestione razionale per I servizi di cui c’è un grande bisogno. Dopo la presentazione di questa proposta è iniziata la discussione ed è emerso che, almeno così, come è questo statuto non sarà varato da questo consiglio comunale. Entro la fine dell’anno, il dispositivo dovrà prima essere approvato prima in commissione e poi in aula. Ma, innanzitutto non ci potrebbero essere i tempi per questo iter, in quanto, la mozione di sfiducia azzererebbe tutto.,Ma, entrando nel merito, i consiglieri hanno fatto presente a Ciampi che non c’è stato alcun coinvolgimento su una scelta tanto importante e delicata. Alcuni hanno fatto presente che il fallimento dell’attuale organizzazione, con l’ufficio di piano, in capo ai funzionari del comune capoluogo, non vuol dire che non possa essere meglio organizzato. Ma ciò che provoca il più forte scetticismo, riguarda la ripartizione delle quote dell’azienda. Il capogruppo di Davvero Gianluca Festa, pur essendo contrario all’esternalizzazione di questo servizio, ha sottolineato che il comune di Avellino ha il 51 per cento degli abitanti, quindi, corrisponde al piano di zona una somma che pari al numero dei suoi cittadini. Eppure, con il nuovo statuto avrebbe solo il 39 per cento delle quote, ossia, non avrebbe più la maggioranza assoluta. Probabilmente, questo sarebbe il vero impedimento per varare un’azienda speciale. Intanto, però i servizi restano fermi.

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