Marotta, il deputato che Procura voleva in carcere

Per la procura di Roma avrebbe fatto parte di un’associazione per delinquere che puntava a influire sui processi decisionali della pubblica amministrazione in materia di aggiudicazione di appalti pubblici, ma il gip non ha ritenuto fondata tale ipotesi e così Antonio Marotta, deputato di Area Popolare, è scampato alla procedura di arresto in carcere, così come chiedeva Piazzale Clodio. Avvocato, originario di Torchiara (Salerno), 68 anni, già deputato nella 14/a legislatura, Marotta, nell’ambito dell’inchiesta su un giro di corruzione e di illeciti flussi finanziari, rimane indagato dai pm Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava per associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e riciclaggio. In sede di richiesta di emissione della misura cautelare, il gip Maria Giuseppina Guglielmi non ha ritenuto sussistente l’associazione per delinquere, ha riqualificato di corruzione in traffico di influenza illecita, mentre delle tre ipotesi di finanziamento illecito ne ha ritenuta sussistente una sola. Infine il reato di riciclaggio è stato riqualificato dal gip in ricettazione. Secondo l’ipotesi di lavoro della procura, Marotta avrebbe diretto, con altri, tra cui “l’uomo d’affari Raffaele Pizza, il sodalizio e ricevuto ingenti somme di denaro contante presso l’ufficio della società di servizi Piao, riconducibile allo stesso Pizza, nonché dai ‘clienti’ del sodalizio anche al fine di destinarlo a pubblici funzionari a fini corruttivi, fornendo ausilio e consigli agli appartenenti al gruppo criminoso al fine di eludere le indagini giudiziarie, fornendo agli appartenenti al sodalizio la propria ‘rete di conoscenze’ allo scopo di realizzare il programma associativo essendo parlamentare della Repubblica. Per il gip Guglielmi “dalle intercettazioni non emergono precedenti collegamenti di Marotta con gli altri associati relativi alle specifiche attività che questi svolgevano per mezzo delle società cartiere”. “Tuttavia – osserva ancora il gip – emerge con altrettanta chiarezza che Marotta percepiva danaro come corrispettivo del promesso ‘interessamento’ per le indagini e dell’asserita possibilità di influenzarle in senso favorevole agli indagati grazie alle sue influenti conoscenze in ambito giudiziario e all’interno della Guardia di Finanza. Tali condotte, tuttavia, non possono apprezzarsi come un contributo all’attività del gruppo organizzato”. In una conversazione intercettata il 3 marzo del 2015 nell’ufficio di Pizza, il parlamentare diceva di essere scontento di fare il deputato e di voler tornare al Csm trattandosi, a suo dire, di un luogo in cui si esercita il vero potere.

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