Minacce e ingiurie contro il vigile che le aveva fatto la multa. Assolta.

Si è conclusa ieri la vicenda processuale di una quarantenne di Avellino che in pieno centro città, alla presenza di numerosi passanti e di altri automobilisti, aveva ingiuriato e minacciato un vigile urbano che le aveva appena apposto la multa sul parabrezza dell’auto parcheggiata in divieto di sosta.
I fatti risalgono al mese di luglio del 2012 allorquando la donna, in compagnia della madre e del figlioletto, fermava la propria vettura in via Mancini di Avellino, nei pressi di un bar, con l’intenzione di prendere un caffè.
Neanche il tempo di consumare il desiderato caffè che la donna, dalla vetrina del bar, si accorgeva della multa appena elevata da un vigile urbano.
Ecco allora che la quarantenne, uscita per strada, iniziava a contestare l’operato del vigile sottolineando la brevità della fermata.
Ne nasceva una violenta discussione nel corso della quale la donna profferiva espressioni ingiuriose e minacciose nei confronti del pubblico ufficiale.
La quarantenne veniva così denunciata alla Procura della Repubblica.
Ne nasceva un procedimento penale che vedeva la donna imputata del reato di “Violenza e minaccia ad un pubblico ufficiale”, reato grave, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Ieri, al termine di una lunga serie di udienze, nel corso delle quali venivano sentiti quali testimoni i passanti ed altri vigili urbani intervenuti al momento del fatto, la donna è stata mandata assolta dal Tribunale penale di Avellino.
Decisive le argomentazioni addotte dal difensore della quarantenne, l’Avvocato Rolando Iorio, che ha sottolineato l’insussistenza del reato contestato alla sua assistita dal momento che tale reato, “per potersi configurare, presuppone che la violenza o la minaccia siano finalizzate a costringere il pubblico ufficiale a fare un atto contrario ai propri doveri o ad omettere un atto dell’ufficio, laddove”, ha aggiunto il legale “quando la donna è intervenuta per strada il pubblico ufficiale già aveva redatto il verbale di contravvenzione, compiendo il suo dovere, e pertanto le parole della signora non potevano essere finalizzate a costringere il vigile a fare un atto contrario ai propri doveri”.
Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei mesi di carcere.
La donna invece è stata mandata assolta.

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