Montesarchio. Ha il sapore di una beffa la risposta dell’azienda Moccia ai lavoratori

Sembra proprio una beffa, la risposta che l’azienda ha dato alla proposta degli operai della Moccia di Montesarchio. Il management non accetta l’offerta di concedere in fitto lo stabilimento ad una cooperativa di lavoratori perchè preoccuato del futuro dei suoi ex dipendenti e delle loro famiglie. Una risposta che suona come una sorta di presa in giro per delle persone che hanno investito, con un duro lavoro, più di 30 anni delle loro esistenze per lo sviluppo di un’azienda che, dalla sera alla mattina, li ha scaricati come se fossero merce avariata. Li ha licenziato senza appello, respingendo ogni tipo di proposta per mantenere aperto lo stabilimento. La bocciatura sembra mettere una pietra tombale sul futuro dei 36 lavoratori. Nella giornata di ieri, infatti, il direttore dello stabilimento Pancione, davanti all’assessore al lavoro della regione Campania, Palmeri, ha ribadito che Moccia vuole chiudere lo stabilimento. Stamattina, invece, è arrivata la risposta alla proposta ufficiale degli operai ed ora non ci sono più ipotesi da presentare sul tavolo. Domattina gli operai incontreranno il sindaco di Montesarchio Franco Damiano che aveva già propiziato l’incontro con l’assessore regionale. I lavoratori si sentono sfiduciati ed anche presi in giro, ma non vogliono ancora mollare. Senza contare che Moccia, dal canto suo, non ha ancora chiarito cosa intenda fare del terreno dove sorge lo stabilimento, Si tratta di un”area immensa e , visto che per anni ha avuto in gestione la cava, dal comune di Montesarchio, a prezzi stracciati, sarebbe anche giusto spiegare alla comunità quali sono i suoi progetti. Purtroppo, però, con la comunicazione di rifiuto di dare in fitto lo stabilimento ad una cooperativa, cala il sipario su un’altra importante realtà produttiva della Valle Caudina. E’ un’amara realtà, iniziata anni fa e che non si è mai fermata. Uno dopo l’altro, fabbriche e stabilimenti, piccoli e grandi, chiudono. E, quando chiudono le fabbriche, si interrompe anche il circuito virtuoso dell’indotto che produce altra occupazione.

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