Montesarchio. La Moccia chiude anche l’ufficio vendite, vertenza sempre più difficile

La Moccia di Montesarchio, questa mattina, ha comunicato agli operai in presidio permanente di aver chiuso l’ufficio vendite. Lo ha fatto dopo che ieri aveva chiesto agli stessi lavoratori di far uscire i camion con il materiale che si trova all’interno dello stabilimento. Naturalmente, le maestranze, che sono in presidio permanente da lunedì otto ottobre hanno rifiutato. Così questa mattina l’azienda ha voluto dare ancora un altro segnale per dimostrare che non vuole tornare indietro. La vertenza si fa sempre più dura perché oramai appare chiaro che la proprietà non vuole tornare su i propri passi. Intende chiudere la sede di Montesarchio e non vuole concedere la cassa integrazione straordinaria per dodici mesi come gli consentirebbe di fare il decreto Genova. Intanto, le lettere di licenziamento sono arrivate a tutti i lavoratori. Sono 36, in tutto gli operai a cui è stata recapitata la missiva. In servizio sono rimasti solo un ragioniere, un carrellista ed il direttore dello stabilimento. I sindacati impugneranno il licenziamento presso l’ufficio del lavoro di Benevento e poi si andrà davanti ad un giudice. Ma, se le cose dovessero restare in questo modo, la loro sorte sembra segnata. Per far tornare la produzione a Montesarchio, ci sarebbe bisogno di un nuovo imprenditore che potrebbe scommettere sulla potenzialità della cava di località Tora. Si tratta dell’unica cava, regolarmente autorizzata in tutta la regione Campania. Su questo credono gli operai e si consumano le loro ultime speranze di non essere licenziati dopo decenni di lavoro. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, stiamo parlando di persone che hanno raggiunto o stanno per raggiungere i 50 anni di età. Una loro ricollocazione nel mercato del lavoro sembra molto difficile. I licenziamenti e la chiusura dello stabilimento rappresentano un colpo durissimo anche per l’economia cittadina. Anche per questo motivo, dopodomani, la questione sarà affrontata nel corso di un consiglio comunale straordinario. Purtroppo, sembra di assistere a tutte le tappe che hanno contraddistinto la chiusura di tante altre attività produttive della Valle Caudina.

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