E’ morto Padre Eusebio Notte amico e confidente di Padre Pio. La nota di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

Ho visitato recentemente nell’infermeria dei Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo il mio grande amico Padre Eusebio Notte. Alle 22.40 del 5 febbraio a 86 anni il Frate di Castelpetroso (IS) si è spento. Titolare di una speciale confidenza con Padre Pio da Pietrelcina rinsaldata dal 1961 al 1965 quando è stato assistente personale dello Stimmatizzato sannita. Padre Eusebio nasce il 25 giugno 1931 col nome di Nicola da Michele Notte e Luisa D’Uva. Rimane orfano di madre a 4 anni. Allevato dalla zia paterna insieme al fratello maggiore e 4 sorelle. Ragazzo particolarmente turbolento. Impara a servire la Messa. Un soldato veronese reduce dopo l’armistizio del 1943, professore di musica e ottimo cristiano, fa tappa a Castelpeteroso; da questi il piccolo allievo impara a suonare l’organo in chiesa. La presenza in paese degli studenti cappuccini di Campobasso, con la loro voce, abito, barba e piedi scalzi, colpiscono Nicola che confida al padre: «Mi voglio fare monaco». In seguito Padre Pio conferma che questa è stata la sua salvezza. Ecco cosa scrive Eusebio Notte nel suo libro di memorie “Padre Pio e padre Eusebio”: «Stando a San Giovanni Rotondo da parecchi giorni, reduce del mio soggiorno in Inghilterra e in Irlanda, per imparare l’inglese cercai di organizzarmi per smaltire il mio gravoso compito di rispondere alla corrispondenza inglese: oltre mille lettere alla settimana. Ma il mio sogno era quello di andarmi a confessare da Padre Pio. Un pomeriggio mi recai in sacrestia, dove il Padre confessava gli uomini, per rendermi conto di quale era la situazione, e notai con spavento che i frati e i preti che rimandava senza assoluzione non erano pochi. Mi vedevo anch’io tra quelli! Per scongiurare questo pericolo, decisi di raggirarlo, andandomi a confessare prima da un altro sacerdote. Con onestà dico che non avevo nulla di eclatante da nascondere a Padre Pio, ma i santi scoprono le macchie pure nella luce, ecco perché volli mettermi al sicuro. Oltretutto, io dovevo vivere con Padre Pio nello stesso convento: un trattamento del genere, anche se segreto, avrebbe turbato i nostri rapporti di fraternità. Dopo la confessione da un altro confratello, feci passare i quindici giorni richiesti da Padre Pio, durante i quali vissi come un angioletto, non per paura del Signore, ma di Padre Pio, e poi mi recai in confessionale per la riconciliazione. Premetto che Padre Pio mi vedeva solo a refettorio per il pranzo, insieme con gli altri confratelli, o qualche volta ci incontravamo per i corridoi. Quindi, conoscenza diretta: zero. Tremante e madido di sudore, feci la mia confessione: un’accusa fatta di nulla, dal momento che, come ho detto, avevo cercato di evitare anche il più piccolo peccato. Terminata l’accusa, il Padre indugiava a parlare. Provai ad alzare lo sguardo, e vidi che egli abbozzava un leggero sorriso. La paura si cambiò in stupore. Finalmente prese la parola e disse: “Uagliò, dimmi una cosa. Ma tu hai mai ringraziato il Signore che ti sei fatto frate?”. Al che io: “Padre, non ci ho pensato!”. E lui: “Pensaci e ringrazialo il Signore, perché se non ti facevi frate saresti uscito un delinquente!”». Nessuno dimentica i sacrifici e le sofferenze che Padre Eusebio ha patito insieme a Padre Pio dopo la visita apostolica di Mons. Maccari. Un giorno Padre Pio gli dice: «Figlio mio, quanti sacrifici fai per me! Però ricordati: tu pensa a me ed io penso a te». Ultima tappa del suo ministero, dopo Pietrelcina, il convento di Isernia, poi nel 2014 l’ictus che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Ieri 7 febbraio alle 11.30 la Messa esequiale nel Santuario di Santa Maria delle Grazie presieduta dal Provinciale Padre Maurizio Placentino trasmessa in diretta da “Padre Pio TV”. Grazie Padre Eusebio per il coraggio di dire sempre la verità. Servo coraggioso e fedele entra ora nella gioia del tuo Signore.

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