Natale 2016, un tempo eravamo felici anche per un nonnulla. La nota di Franco Petraglia.

Ho la netta convinzione-impressione che, ogni anno che passa, il Natale sia sempre più triste e sempre più vuoto. Hai voglia di farci gli auguri per un Natale migliore! E’ solo, ahimè, un’utopia. Nell’aria natalizia che si respirava negli anni ’50 e ’60 c’era l’entusiasmo, c’era la viva partecipazione ad un evento che ti prendeva l’anima e il cuore. C’era più calore e partecipazione. Eravamo felici per un nonnulla, nonostante gli stenti, i sacrifici, la povertà sociale e familiare che regnava un po’ ovunque. L’adorazione del progresso tecnologico, commerciale ed economico ha frantumato il senso della gioia, dell’amore e della magicità della nascita del Signore Gesù. Insomma, con tutto il benessere e i comfort che il mondo moderno ci offre, non riusciamo a trovare una serenità e un godimento spirituale vero e duraturo. Oggigiorno non si parla d’altro che di terrorismo, violenza, guerra, odio belluino, soprusi e cattivi costumi. Abbiamo dimenticato che il Natale è la nascita di Gesù, il figlio di Dio, che si incarna e viene sulla terra a portare salvezza ,pace e gioia a tutti gli uomini. Per celebrare degnamente questo evento straordinario, è necessario che nei nostri cuori alberghino più sentimenti di spiritualità e amore per il prossimo. E offrire più spazio ai valori fondanti della vita( la sobrietà, la voglia di lavorare, l’onestà, la trasparenza nei rapporti umani, la fede), che danno senso alla nostra esistenza umana e cristiana. Solo se riusciamo a estirpare dalla nostra vita interiore il virus dell’egoismo, del rancore, dell’apatia, della tracotanza, della sete del potere, dell’ edonismo e del consumismo sfrenato, possiamo riassaporare la bellezza e la ricchezza dell’incontro con l’umile e poverello Bambino di Betlemme. Altrimenti sarà solo una fugace e ipocrita occasione per tacitare le nostre coscienze. Sarà. molto semplicemente, una festa pagana, mascherata e ammantata di falsa religiosità.

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