Non sarà certamente la fugace apparizione di Gentiloni a cambiare il futuro della Valle Caudina, che resta un territorio marginale.

La verità è molto più banale di quanto possa sembrare. La Valle Caudina resta un territorio marginale, poco noto sulla carte geografiche e che non gode di alcuna considerazione politica. Lo ha dimostrato ieri la visita del presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Una visita privata, ad un imprenditore amico, e nulla più. E’ vero, ha incontrato e parlato anche con il sindaco di Airola, Michele Napoletano, il quale gli ha sottoposto le tante questioni che attanagliano queste terre. Ed ha ottenuto anche importanti rassicurazioni sullo sblocco del finanziamento della fondo Valle Isclero ed anche sul finanziamento del contratto di area di Airola. Ma può bastare questo? Era da circa trenta anni che un presidente del consiglio non faceva tappa in Valle Caudina, bisogna risalire ai tempi della permanenza di Ciriaco De Mita a palazzo Chigi. In questi tre decenni, questa terra è stata sempre più mortificata ed avvilita. Basta ricordare proprio la grande crisi dell’Alfa Cavi nei primi anni novanta per capire quanto scarso ed inutile siano stati gli interessamenti del governo e della regione Campania. Si volle puntare sul tessile investendo centinaia di miliardi, ben sapendo che quel settore era già alla frutta in realtà di grande tradizione come Biella. Si permise proprio ad imprenditori di quella città di fare incetta di denaro e macchinari, poi terminati i cinque anni di apertura necessari per avere i finanziamenti, si chiuse in fretta e furia ed i macchinari furono portati lontano. Terminò così il grande sogno dell’industrializzazione, sull’altro versante quello irpino, la zona industriale di Cervinara, è rimasta solo un obbrobrio che ospita solo qualche coraggioso imprenditore locale. Questo perchè, puntualmente, quando si tratta di finanziare delle arterie, la strada a scorrimento veloce, viene sempre rapinata. E, vogliamo parlare dei servizi e delle possibilità turistiche della Valle Caudina? Iniziamo da quest’ultimo capitolo, con un esempio che la dice lunga. Lunedì scorso 24 aprile, a differenza di tutti gli altri musei della Campania che hanno fatto incetta di visitatori, quello del Sannio Caudino di Montesarchio, è rimasto chiuso. Il lunedì è il giorno di chiusura, come è giusto che sia, ma nessuno ha pensato che si trattava di un ponte e poteva essere una grande occasione? Ci vuole uno scienziato anche per guardare il calendario? Eppure lo scorso anno, con 35 mila presenze, Montesarchio ha superato Benevento. Forse questo a qualcuno non sta affatto bene e scommettiamo che anche il primo di maggio si rispetterà il giorno di chiusura? Veniamo ai servizi, è vergognoso lo stato attuale in cui versa la linea ferroviaria. Eppure, la Valle Caudina, dista pochi chilometri da Napoli e con un treno decente non sarebbe male pensare che tante abitanti di quella metropoli possano venire a trascorrere una giornata da queste parti. Ma è tutto inutile, la politica non risponde, il primo ministro, invece, di venire a rendersi conto dei problemi preferisce fare visite private e per rivedere un capo di governo dovremo attendere il 2047.

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