Non sopporta i rimproveri della suocera e la minaccia con un coltello di 33 cm.

Poteva finire in tragedia l’ennesima lita familiare, consumatasi al centro di Avellino. Protagonisti della triste storia una coppia di venticinquenni e la madre della donna, presso la cui abitazione la giovane coppia si era stabilita da circa due anni, ossia da quando era nata la loro figlioletta. Alla base dei continui litigi in casa ragioni di natura economica ed, in particolare, i continui rimproveri che la suocera rivolgeva al giovane compagno della figlia, accusato di non impegnarsi nella ricerca di un lavoro e, soprattutto, di non contribuire alle spese di casa. Ecco che allora, il 14 Febbraio 2015, nel corso di una accesa lite tra la suocera e la giovane coppia, F.A., pregiudicato venticinquenne di Avellino, si portava in cucina e prendeva un coltello di 33 cm, solitamente usato per tagliare il pane. Ritornato nella stanza da letto ove si trovavano le due donne, puntava il coltello nel fianco della suocera dicendole che voleva ammazzarla. Le urla della donna venivano sentite dai vicini di casa che provvedevano a chiamare i Carabinieri. All’arrivo dei militari, i due giovani si erano oramai allontanati dalla abitazione. La donna non esitava a raccontare quanto accaduto ed a consegnare il coltello utilizzato contro di lei, trovato ai piedi dell’armadio della stanza da letto, denunciando il compagno della figlia. L’intero litigio era avvenuto dinanzi alla figlia più piccola della donna, di appena undici anni, rimasta scioccata da quanto visto. Nella giornata di ieri il difensore del giovane imputato, l’avvocato Rolando Iorio, dinanzi al Tribunale di Avellino, in persona della Dott.ssa Centola, ha difeso energicamente il proprio assistito, facendo cadere buona parte della accuse che gli erano state mosse, riuscendo così ad ottenere sia una condanna molto inferiore a quella richiesta dal P.M., ossia 4 mesi di reclusione a fronte di quella ad 8 mesi di reclusione richiesta dall’Accusa, sia ad ottenere la sospensione della pena. Ragion per cui le porte del carcere non si sono aperte per il giovane pregiudicato.

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