Oggi parole come lavoro, sviluppo, dignità e diritti si sprecheranno, ma domani non sarà cambiato nulla.

Non ci sono solo i giovani disoccupati. Sembra quasi naturale, nelle nostre zone, avere più di venti anni, aver conseguito un diploma di scuola superiore o una laurea con tanto di Master e specializzazione, e non trovare lavoro. I ragazzi già sanno di dover andare via per cercare di costruire uno straccio di futuro. Ma, i dati più allarmanti in questo primo di maggio del 2017, arrivano sul fronte di coloro che hanno superato la verde età della giovinezza e sono stati espulsi dai processi produttivi. Si può predicare tanto sulla necessità della mobilità del lavoro, ma nessun azienda, anche nelle aree più felici del nostro paese, assume più una persona che ha superato i 50 anni di età. Non si hanno le conoscenze adatte e, forse, neanche la forza fisica per poter competere un con 20enne. La ricollocazione delle persone licenziate è un dramma nel dramma che si consuma silenzioso nelle province di Avellino e Benevento. Ed ancora, il fatto ancor più grave consiste che la maggior parte di quelle vertenze riguardano persone che, nel giro di brevissimo tempo, si trovano senza alcun ammortizzatore sociale. Il tessuto economico delle due province,infatti, è costituito in aziende di dimensioni medio/piccole. Non si superano quasi mai i dieci dipendenti ed allora, in caso di crisi, i lavoratori, dopo essere stati licenziati, possono contare unicamente sulla disoccupazione. Non esiste cassa integrazione o mobilità. E, se si fa un rapido calcolo delle varie chiusure di aziende, determinate dalla grave crisi economica, si contano non meno di 20mila lavoratori licenziati negli questi ultimi dieci anni. Di questi, solo pochissimi di loro sono stati ricollocati. Gli altri sono diventati degli invisibili, persone, costrette a vivere alla giornata, nel vero senso della parola. Di loro non si parla neanche, non esistono piani straordinari per tentare qualche tipo di inserimento nei processi produttivi. Vengono solo classificati come disoccupati, ma davvero c’è una grande differenza nell’essere giovani e nell’essere 50enni. Questi ultimi non possono sperare neanche di emigrare, dappertutto sarebbero quasi più un peso che una risorsa. E non ci sono mai dei piani straordinari per tentare di risolvere queste problematiche. Oggi è il primo di maggio, i sindacati nazionali si ritrovano a Portella Delle Ginestre, per ricordare i 70anni di quella orribile strage di mafia, poi nel pomeriggio tutti a Roma per il concertone, A livello locale, ci saranno solo delle riflessioni, alle quali prenderanno parte solo poche persone. Oggi parole come lavoro, sviluppo, dignità e diritti si sprecheranno, ma domani non sarà cambiato nulla,

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