Padre Pio e i papponi di Dio di Mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Nel Centenario delle stimmate e Cinquantesimo della nascita al Cielo di Padre Pio da Pietrelcina vengo chiamato in diversi luoghi d’Italia, come Padova, Ferrara, Bologna, ecc., per parlare dello stimmatizzato, vera gloria della Terra Sannita. Avverto allora il bisogno di approfondire la dolorosa storia di persecuzione venuta dalla gerarchia ecclesiastica e dall’Ordine religioso dei Cappuccini contro questo Santo moderno, amatissimo dalla gente soprattutto perché si vede interpretata nei suoi drammi e nei suoi dolori da questo autentico Cireneo della Croce. Avevo sentito spesso parlare di un libro esplosivo di Luciano Cirri, dal titolo “Padre Pio e i papponi di Dio”, Edizioni del Borghese, Milano 1963, che racconta con estrema franchezza questa tristissima vicenda. Gli amici di Bologna me lo hanno cercato e inviato. Ho letto con grande interesse le 225 pagine. Racconta la sanguinosa e dolcissima testimonianza delle stimmate di un uomo come Padre Pio, offerta ai nostri giorni schiacciati dal razionalismo e dallo scetticismo, un personaggio divenuto scomodo per i suoi contemporanei. Risulta quasi scontato che contro di lui, in piena euforia modernista, alcuni uomini della Chiesa abbiano rispolverato i più duri e atroci sistemi di persecuzione medioevale. Nel libro appena letto vengono rievocate tali persecuzioni e attentamente valutati e documentati i pretestuosi moventi. Padre Pio viene calunniato, imprigionato, umiliato e derubato da alcuni sacerdoti che si rifiutano di accogliere il sommesso e vigoroso messaggio della sua presenza in questi ultimi decenni. Padre Pio non ha altro che sangue da offrire ai suoi persecutori. Ma a questi spietati denigratori senza scrupoli e senza dignità non occorre il sangue, a loro servono milioni e miliardi di lire per sanare le paurose situazioni scaturite dal crollo finanziario del «banchiere di Dio» Giambattista Giuffrè. Questa storia sembra un romanzo. Gli episodi si rivelano assurdi e complessi. E’ la vicenda amarissima di un frate che sembra esistere ormai soltanto per calamitare l’odio di “preti sbagliati” e l’amore di tante anime che grazie a lui hanno ritrovato se stesse nel dedalo complicato della vita. Ma i documenti sensazionali raccolti dall’autore dimostrano che questo non è un romanzo, ma una terribile storia del nostro tempo che rifiuta di ricordare il Paradiso che ci attende e inventa ogni giorno nuovi inferni per la propria interminabile dannazione. Protagonista e vittima è il Santo di Pietrelcina. Presenza scomoda che muove folle di pellegrini, insieme a sospetti e trame senza fine. Nel 1923 si decide il trasferimento da San Giovanni Rotondo, nel 1924 si proibisce ogni relazione anche epistolare, nel 1931 Padre Pio è isolato come un lebbroso. Accuse infamanti da parte dell’Arcivescovo di Manfredonia Mons. Pasquale Gagliarde e di alcuni canonici che vivono a San Giovanni Rotondo: si procura le stimmate con acido muriatico, il suo profumo non ha origini soprannaturali ma proviene da boccette di essenze che il frate furbacchione nasconde sotto il letto, i miracoli di cui si favoleggia e le guarigioni sono frutto di fantasie malate o trucchi sapientemente architettati, libertino impenitente, robusto e instancabile amatore, a questo si aggiunge l’oracolo “scientifico” di Padre Agostino Gemelli il quale afferma che le stimmate sono frutto di isterismo. Accuse scritte, firmate e inviate al Sant’Uffizio che viene tratto proditoriamente in inganno. Il nome di Padre Pio si diffonde nel mondo e su di lui veglia il cuore di un grande Pontefice: Pio XII. Iniziano le due grandi opere di Padre Pio: Casa Sollievo della Sofferenza e i Gruppi di Preghiera. Nel 1947 iniziano i lavori. Piovono offerte da ogni parte del mondo. Il 4 aprile 1957 Papa Pacelli dispensa Padre Pio dal voto di povertà. Si fida solo di lui! Nel 1958 il crack del «banchiere di Dio». L’Ordine dei Cappuccini, molte Curie vescovili e altre Congregazioni religiose sono impelagati in truffe, simonia, usura, speculazione. L’alto clero vuole coinvolgere in questa danza di miliardi, mal guadagnati col banchiere Giuffrè, anche Padre Pio ed i beni di cui Pio XII lo ha nominato moderatorem perpetuum perché giungessero a buon fine. Nel 1960 seconda ed aspra persecuzione e gli si muovono contro: lo “Stato Maggiore” dei Cappuccini, il vescovo cappuccino di Padova Mons. Girolamo Bortignon, amicissimo di Mons. Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, il perfido cappuccino Padre Giustino, il carrierista Don Umberto Terenzi parroco del Divino Amore. Gli amici di Padre Pio bollati come “fanatici”. Nel 1959 il Vescovo Bortignon sospende ingiustamente a divinis Don Attilio Negrisolo e Don Nello Castello, miei carissimi amici, sacerdoti dotti e santi insieme. Don Castello è un testimone ancora vivente. I registratori del sacrilegio nel parlatorio col beneplacito del “papa buono” Giovanni XXIII. I visitatori apostolici Mons. Crovini e Mons. Maccari. Una cortina di solitudine. Il profeta del Gargano è segregato. Padre Pio esausto, esclama: «Non ne posso più!». Finalmente Paolo VI, che da sempre lo stima, lo riabilita. Un fatto è certo: spinti dalla sete di denaro e di carriera, hanno perseguitato un grande Santo. Ed è anche per questo che, insieme a tutto il popolo di Dio, lo amiamo e veneriamo ancor di più.

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