Paolo VI e Oscar Romero saranno proclamati Santi. La nota di mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Il prossimo 19 ottobre Paolo VI e Oscar Romero saranno proclamati santi. I due si incontrarono il 21 giugno 1978 e Paolo VI incoraggiò il Vescovo difensore dei poveri in Salvador, che veniva accusato di marxismo, a proseguire nella sua azione di promozione umana e sociale. In verità il Vescovo Romero asseriva con determinazione e chiarezza che la liberazione promossa dalla Chiesa “non si può confondere con altri movimenti di liberazione privi di orizzonti ultraterreni e spirituali”. Tutta la sua vita fu spesa nel sostenere la liberazione che scaturisce dalla comunione con Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa, proprio per evitare quelle che lui chiamava “le miopie delle ideologie violente progressisticamente pericolose e non ispirate alla fede nel Vangelo”. Il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica grida ancora con coraggio: “In nome di Dio e del popolo che soffre, vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo!” Il giorno dopo, di sera, un killer entra nella cappella dell’ospedale dove sta celebrando Messa e gli spara dritto al cuore, proprio mentre il Vescovo sta alzando il calice al momento dell’offertorio. Aveva detto: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo.” Oscar Romero (15 agosto 1917 – 24 marzo 1980), Vescovo di San Salvador, beatificato il 23 marzo 2015 è un martire capace di vedere e ascoltare la sofferenza del suo popolo, un Pastore che in tempi difficili per la convivenza ha saputo guidare, difendere e proteggere il suo gregge rimanendo fedele al Vangelo e in comunione con la Chiesa. Un martire «in odium fidei», considerato santo dal suo popolo fin dal giorno della sua morte. Su Paolo VI invece sono stati scritti interi volumi, alcuni cenni biografici sono sufficienti per comprenderne la grandezza. Nasce il 26 settembre 1897 col nome di Giovanni Battista Montini a Cenesio in provincia di Brescia. Il papà Giorgio è un esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano di fine Ottocento, la mamma è Giuditta Alghisi. Sacerdote il 29 maggio 1920. Dal 1920 al 1922 frequenta i corsi di Diritto civile e canonico presso l’Università Gregoriana e quelli di Lettere e Filosofia presso l’Università Statale di Roma. Nel 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato vaticana. Addetto alla Nunziatura apostolica di Varsavia per breve tempo, assistente ecclesiastico della Fuci fino al 1933. Il 13 dicembre 1937 è nominato Sostituto della Segreteria di Stato. Il 1° novembre 1954 Pio XII nomina Arcivescovo di Milano, un diplomatico gettato nella pastorale che sorprende e stupisce tutti per il suo dinamismo. Nel 1958 Giovanni XXIII lo crea cardinale. Il 21 giugno 1963 viene eletto Pontefice e il 29 settembre apre la seconda fase del Concilio Vaticano II, concluso solennemente l’8 dicembre 1965. Inaugura l’Anno santo del 1975, il 16 aprile 1978 scrive alle Brigate Rosse implorando la liberazione di Aldo Moro, il 13 maggio 1978 in San Giovanni in Laterano celebra i funerali dello statista assassinato. Muore a Castelgandolfo il il 6 agosto 1978 a 81 anni di età. Sono celebri le numerose encicliche e lettere apostoliche. Numerosi i viaggi all’estero e in Italia. Famosi gli incontri con Kennedy, il Patriarca Atenagora, Re Hussein di Giordania e tanti altri personaggi. Tante le riforme e innovazioni da lui promosse. La figura di Paolo VI si lega indissolubilmente al Concilio Vaticano II. E’ il Papa del dialogo col mondo moderno come si evince dall’enciclica “Ecclesiam suam”, dell’apertura della Chiesa al mondo. Protagonista assoluto del cattolicesimo italiano ancor prima di diventare Papa: la classe dirigente cattolica italiana della Prima Repubblica viene dalla Fuci da lui egregiamente diretta. La sua spiritualità è stata legata ad un formidabile cristocentrismo evangelico. Le encicliche “Sacerdotalis celibatus” del 1967 e “Humanae vitae” del 1968 gli hanno procurato contestazioni anche all’interno della Chiesa. Il suo è stato uno dei pontificati più dolorosi della storia tanto che alcuni lo hanno definito “Paolo mesto”. Ha corso il rischio di rimanere isolato e impopolare pur di restare fedele al Vangelo. Il tempo gli ha dato ragione. Tutti hanno riscoperto in lui “un profeta”. Un grande pontefice, tormentato dalla complessità di un tempo assai difficile. Ha ereditato una Chiesa esposta a tutti i venti. Ha lasciato una Chiesa più sicura di sé in una società che ha visto la propria crisi aggravarsi ed estendersi. Ha tenuto unita la Chiesa in un mondo dilaniato da conflitti e ideologie malsane. E’ stato un Papa veramente “cattolico”.

Pasquale Maria Mainolfi

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