“Pasqua e Padre Pio nel segno della Croce” di Mons.Pasquale Maria Mainolfi.

La Croce di Cristo è il fondamento della vita cristiana. I Romani riservavano agli schiavi la morte infamante della croce. Cicerone afferma: «il supplizio più crudele». L’uomo condannato alla crocifissione appariva oggetto della maledizione di Dio: «Maledetto chi pende dal legno» (Galati 3,13; cfr. Deuteronomio 21,23). Il crocifisso appariva agli occhi di tutti come un peccatore nocivo alla società e scomunicato dalle autorità religiose. La Croce, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”, con Gesù è divenuta albero di vita e di salvezza, compimento di un’esistenza vissuta nell’amore, nell’obbedienza e nella libertà davanti a Dio e agli uomini. La Croce di Gesù, morto e risorto, è l’unica nostra speranza e segna non solo la Pasqua, cioè il passaggio di Gesù dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre, ma anche il nostro passaggio dal peccato alla grazia, dal vizio alla virtù, dall’uomo vecchio all’uomo nuovo abitato dall’Amore che è Dio. Padre Pio da Pietrelcina è stato conformato in tutto a Cristo crocifisso e risorto e, nonostante la diagnosi orgogliosa e artificiosa del frate-scienziato che lo definì: «Psicopatico e autolesionista», è divenuto nella Chiesa e nel mondo un albero maestoso dove in tanti amiamo rifugiarci per avere conforto e protezione. Paolo VI ai superiori dell’Ordine Cappuccino, il 20 febbraio 1971, dice di Padre Pio: «Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era un filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione? Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza». Ricorre quest’anno il Centenario delle stimmate (20 settembre 1918, del coro dell’antica di Santa Maria delle Grazie, dinanzi al Crocifisso ligneo del settecento) e il Cinquantesimo della morte (avvenuta il 23 settembre 1968, nella cella n. 1 del convento cappuccino di San Giovanni Rotondo alle ore 2.31). Per questo duplice evento Papa Francesco, il 17 marzo scorso ha compiuto una visita all’olmo delle prime stimmate invisibili (7 settembre 1910) a Piana Romana di Pietrelcina e al santuario di San Giovanni Rotondo sul Gargano. Papa Francesco è il quarto Papa che visita il Sannio dopo Benedetto XIII nel 1727 e nel 1729; Pio IX nel 1849 e Giovanni Paolo II nel 1990. Per celebrare il Centenario delle stimmate i Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo hanno organizzato una Peregrinatio dell’abito delle stimmate di Padre Pio che sta toccando diverse città italiane. Non poteva mancare una sosta significativa nella Diocesi di origine dove Francesco Forgione nacque (Pietrelcina 25 maggio 1887), fu ordinato sacerdote (Cattedrale di Benevento, 10 agosto 1910) e rimase fino al 1916 in Pietrelcina per poi raggiungere San Giovanni Rotondo il 4 settembre 1916. L’insigne reliquia giungerà a Benevento il 6 aprile, venerdì in albis, e visiterà i luoghi della sofferenza: l’Ospedale Civile “Rummo”, la Casa Circondariale “Capodimonte” e l’Ospedale “Sacro Cuore” dei Fatebenefratelli. Alle ore 18.00 giungerà nella chiesa di San Gennaro per il Rosario, le Confessioni del primo venerdì del mese e la Messa presieduta dall’arcivescovo Felice Accrocca. Alle ore 20.00 sul piazzale Giovanni Paolo II momento musicale dell’Orchestra Filarmonica di Benevento e intervista del giornalista Gigi Marzullo all’attore Pippo Franco. Il 7 e l’8 aprile resterà nella chiesa beneventana di San Gennaro.

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