Passioni Tempestose di Giuseppe Gorruso. La nota di mons.Pasquale Maria Mainolfi.

L’Autore: il nostro carissimo amico Pino Gorruso in questa sua ultima fatica letteraria si è fatto cantore convinto e competente di un grappolo indispensabile di valori fondamentali e non negoziabili, profeta entusiasta della «Bellezza dell’Amore che salva il mondo». Anche Abert Camus, pensatore e scrittore ateo contemporaneo, ha fatto questa affermazione: «L’uomo ha bisogno di qualcosa che sia diverso dalla terra…». E’ una sincera ammissione che, dentro di noi, c’è l’attesa di un qualcosa che non sappiamo definire. Ci anima una grande speranza ma non sappiamo come colmarla. Nel corso dei secoli “I mercanti della felicità” e i “Venditori sleali di paradiso” hanno progressivamente promesso una soluzione per garantire all’uomo la felicità: la cultura, il progresso, il benessere, l’autonomia etica (la libertà da ogni legge morale divino-positiva e naturale). Il fallimento di questa proposta è davanti agli occhi di tutti. Il dono della speranza donata all’uomo, invece, è la fede in Cristo risorto, vivo, presente! Cicerone nel “De amicitia” afferma: «Verae amicitiae sempiternae sunt». Le vere amicizie sono eterne. Mi onoro di avere amico sincero, generoso e fedele, da sempre, il carissimo prof. Giuseppe Gorruso. Pino è un gentiluomo d’altri tempi. E’ titolare di una profonda spiritualità, ampia cultura e sconfinata sensibilità. Sinceramente innamorato di Dio, della Bellezza che risplende nella natura della terra d’origine e della magnifica gente caudina, della famiglia e degli amici. Giuseppe Gorruso è nato il 18 giugno 1951 a Cervinara, nella frazione Pirozza, e risiede a Brescia. Ha sposato Pina Simeone di Rotondi e da questa unione sono nate due figlie: Manuela e Verdiana, entrambe laureate. Pino è laureato in Scienze Politiche e in Lingue e Letteratura straniera. Docente per oltre 40 anni nei licei e nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Brescia. Ha pubblicato numerosi testi, di saggistica, scolastici e universitari. Nel 2017 ha pubblicato “Ictus” in cui manifesta una forza sorprendente dopo la malattia, ripercorrendo i momenti più salienti della sua vita. Stakanovista irrefrenabile: nel 2018 viene eletto nel nuovo Consiglio Comunale di Brescia e nello scorso mese di luglio l’ultima pubblicazione dal titolo “Passioni tempestose”.
Libro e genere letterario: “Passioni tempestose”, edito da Youcanprint, Tricase (Lecce), mese di luglio 2018, 208 pagine, distribuite in 10 capitoli. Il linguaggio è dotto, limpido, scorrevole, avvincente, sempre carico di passione e di struggenti ricordi. Antiche memorie e ricordi recenti si mescolano insieme ad una acuta scintilla di ispirazione sincera che trasfigura tutto in un poema stile “Amarcord”. Le fitte pagine mettono a nudo le radici dell’Ethos Irpino-Caudino che animano i frastagliati ed impervi cammini sui tornanti complessi, gioiosi e dolenti dell’esistenza. Nel contesto della vicenda narrata a ridosso della fine della seconda guerra mondiale, emergono reminiscenze mitologiche del mondo greco-romano; aforismi e citazioni in lingua latina, inglese e italiana; riferimenti puntuali alla letteratura inglese; descrizioni incantate di panorami mozzafiato; annotazioni sulle varie forme di vita del mondo vegetale circostante che mostrano la straordinaria competenza dell’autore nel campo della biologia e della botanica; preziose nozioni di eziologia e di eziopatologia; incantamento dinanzi ad ogni forma di bellezza; il primato della vita, dell’amore e della famiglia; la schietta ribellione ad ogni forma di sopruso e di indolenza; la prontezza nel soccorrere ogni necessità o fragilità; un simpatico equilibrio nel giudizio morale. Il genere letterario è espresso dal sottotitolo del prezioso ed avvincente volume: “Romanzo di formazione”. Il Romanzo di formazione è un genere letterario che racconta l’evoluzione del personaggio verso la maturità e l’età adulta. Può rientrare in diverse categorie: romanzo psicologico-intimistico, romanzo di ambiente e costume, romanzo didattico-pedagogico. Può usare diverse formule come quella del romanzo storico, del romanzo autobiografico, del romanzo epistolare, ecc… Strettamente parlando il Romanzo di formazione è un genere tipico della narrativa tedesca. Il “Bildungsroman”, tradotto con “Romanzo di formazione” è un genere letterario che si riferisce ad una serie di romanzi che seguono le tracce del capostipite di questo genere, il romanzo di Goethe “Wilhelm Meisters” del 1796, Un romanzo di “formazione”, “educazione”, “istruzione”, “cultura” che, a partire dal 1700, genera un “nuovo umanesimo”, cioè una formazione armonica di tutte le forze fisiche e spirituali dell’uomo. Legge interiore e circostanze del mondo esterno qui si incontrano ed armonizzano. L’evoluzione interiore dell’Autore passa felicemente nel lettore. La trama, solitamente, racconta di un giovane uomo, che fa il suo ingresso nella vita avvolto da una felice incoscienza, cerca anime gemelle, incontra l’amicizia e l’amore, si scontra però con la dura realtà del mondo e, tra molteplici esperienze di vita, matura, ritrova se stesso e si assicura della sua “mission”, del suo compito nel mondo. I gradini di questo processo di orientamento, crescita e maturazione: confronto con i genitori e la casa paterna, influsso degli educatori e delle istituzioni educative, esperienze sentimentali ed erotiche, esperienze lavorative e professionali, benevola ironia per il protagonista del romanzo. Il lettore attraverso il racconto del narratore viene così “educato” e “formato”. Attraverso emozioni, passioni, dolori e scoperte, il protagonista si evolve verso la maturità e l’età adulta. Non c’è formazione senza trasformazione. Non c’è costruzione senza costrizione… Il Romanzo di formazione fiorisce anche in Francia con Stendhal nel 1830, autore del romanzo realistico “Il rosso e il nero”, e con Gustave Flaubert nel 1869 con “L’educazione sentimentale”. Sboccia in Inghilterra nel Settecento con Henry Fielding e Samuel Richardson e poi nel 1850 con Charles Dickens, autore del romanzo autobiografico “David Copperfield”. Approda in Italia con “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo, pubblicato postumo nel 1867. Lo schema è solitamente questo: protagonista adolescente ai margini della società che rifiuta il modello dei genitori, si avventura in una città sconosciuta ed intricata, una locanda gli presenta le insidie del mondo, innumerevoli le prove da superare per sopravvivere e per diventare adulto, il ritorno a casa dove il personaggio viene riconosciuto come maturato e quindi rispettato nel suo luogo d’origine. Il racconto è contestualizzato alla fine della seconda guerra mondiale, in un paese irpino, alle falde del monte Partenio, caratterizzato da un analfabetismo diffuso ma anche da un orgoglio tipicamente irpino che non si abbatte, né viene meno, nelle avversità. Fa da sfondo il fastidioso potere dei notabili che difendono lo status quo impedendo ogni cambiamento per non perdere il loro predominio. Amministratori pubblici spregiudicati, asserviti ai notabili, e cittadini afflitti da rassegnazione lamentosa. Terra bella ma matrigna e natura dai colori cangianti in una gradevole armonia sinfoniale. Fontana pubblica e zuffe per attingere l’acqua. Venditore ambulante di frutta, verdura, detersivi, biancheria, devozione popolare per Padre Pio e per la Madonna di Montevergine, braciere come fonte di calore nelle case. Protagonista Ernesto De Blasio. Mondo ancestrale ed arcaico. Il circo. Il parroco. Emigrazione in Belgio con la speranza nel cuore. Si innamora di Tecla, bella e ricca. Delusione e angoscia. Duro lavoro nelle miniere di carbone di Marcinelle. Matrimonio di Ernesto con Elison, prima paradiso, poi inferno con residenza nell’hinterland milanese. Tragica morte per incidente dei genitori di Elison, la puritana che poi si fa cattolica. Nasce Jacopo dopo una estenuante attesa. Elison, come casta Penelope delude Ernesto: scappatelle, tradimenti, alcool, perversione, degrado morale. Jacopo conosce Orsola di origini siciliane. Grande passione d’amore, preludio promettente, epilogo deludente. Matrimonio, trasferimento in Portogallo, malattia per entrambi i protagonisti. Nasce un nipotino, Ernesto junior. Una Bibbia, acquistata e letta, getta luce sulle alterne vicende. Una confessione rigenerante. L’estrema unzione e il conforto estremo del Crocifisso. Muore Ernesto. La vedova si vota al volontariato mentre Jacopo ed Orsola divorziano. Jacopo si scopre con tendenze omosessuali. Disordine morale che viene superato con la carità solidale verso i bambini poveri e bisognosi attraverso una Fondazione internazionale che ha sede anche a Dublino dove vive Dorian, salvato in passato proprio da Elison da una morte sicura nelle miniere del Belgio. La fondazione umanitaria di Dublino viene perciò intitolata alla memoria di “De Blasio Ernesto”, per la sua onestà e per il suo coraggio. Così termina lo splendido e coinvolgente romanzo.

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