Pena mite per l’imprenditore caudino Antonio Pisaniello.

Il Tribunale di Avellino, presieduto dalla Dott. ssa Matarazzo con a latere i giudici Calabrese e Lezzi, oggi ha concluso il processo a carico del commerciante di autoveicoli Antonio Pisaniello di San Martino Valle Caudina di 49 anni. All’esito delle indagini condotte dalla direzione distrettuale antimafia, fu elevata nei suoi confronti la grave accusa di aver commesso una estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un altro commerciante di auto residente a Maddaloni. L’imputato avrebbe acquistato delle auto dal collega con degli assegni poi rivelatasi insoluti ed allorquando il creditore si era presentato presso la abitazione del Pisaniello per ottenere la restituzione delle auto o il controvalore in denaro era stato pesantemente minacciato, facendo leva anche sui suoi rapporti con esponenti del clan Pagnozzi. Da allora, per paura, il credito, pari ad euro 10.000, non è stato più rivendicato. Nonostante il denunziante Ciarleglio Giuseppe in dibattimento ha confermato le accuse, versione anche confermata dal figlio di costui presente alle minacce, il Tribunale, in accoglimento delle argomentazioni giuridiche formulate dall’avv. Dario Vannetiello del Foro di Napoli, ha ridimensionato in maniera significativa l’ipotesi accusatoria la quale aveva invocato una condanna ad anni sette di reclusione. di indubbia rilevanza è sia la circostanza che il Tribunale ha escluso la aggravante mafiosa, tema sul quale la difesa aveva concentrato i suoi sforzi maggiori. Inoltre, nonostante il precedente penale di cui l’imprenditore era gravato, sono state concesse le attenuanti generiche.
Così il verdetto di condanna è stato pari solo ad anni tre e mesi quattro di reclusione, corrispondente alla metà della pena richiesta dalla accusa.

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