Piano di Zona A04: sindaci contro il comune di Avellino.

“ In quattro mesi, a fronte di enormi sacrifici, da parte dei componenti de consiglio direttivo, siamo riusciti a far partire solo le ludoteche ed i centri diurni per disabili. Tutto il resto è fermo. Le attività del Pon inclusione che con un milione e seicentomila euro potrebbero aiutare tante famiglie in difficoltà sono ferme,il pac i anziani non è mai partito, non esiste più l’assistenza domiciliare integrata, il trasporto per i disabili ed il segretariato sociale è in perenne difficoltà” Questo è il commento del sindaco di San Martino Valle Caudina Pasquale Pisano vice presidente del consiglio di amministrazione del piano sociale di zona A 4, rispetto alla lettera denuncia che lui ed altri 10 primi cittadini hanno inviato alla regione Campania per chiedere un immediato intervento. Nella missiva vengono elencate tutte le gravissime inefficienze che incidono, pesantemente, sul territorio e tutte imputabili all’immobilismo del comune capofila, ossia, Avellino città. Si tratta, purtroppo, di un’annosa storia che ha il suo inizio dall’aver voluto creare un unico ambito sociale tra 15 piccoli comuni della Valle Caudina e della Valle del Calore con il comune capoluogo. Da lì sono iniziati i guai per i cittadini che non possono più usufruire di servizi essenziali. Nella missiva si denunciano tutte le inadempienze, lunghe ben quattro anni, e si chiede che l’ambito venga scisso. Da una parte Avellino e dall’altra i 15 comuni. In questo modo sarà possibile creare due uffici di piano e rispondere alle tantissime esigenze dei cittadini. Bisogna tener presente, infatti, che i comuni non possono più erogare i servizi sociali. Lo possono fare solo attraverso i piani sociali di zona. Ma, se questi non decollano, se non funzionano, i cittadini restano privi di qualsiasi assistenza. Un fatto gravissimo per un territorio, come appunto, la Valle Caudina irpina e la Valle del Calore gravemente depresso. Pisano, ad esempio, teme che la mancata attivazione del Pon inclusione possa mettere a rischio l’erogazione del Rei, ossia, del reddito di inclusione che stando ossigeno a tante famiglie in difficoltà. Purtroppo, però, senza le figure degli assistenti sociali del Pon inclusione, si potrebbe rischiare di annullare questi aiuti. Da qui la richiesta che è stata siglata da undici primi cittadini. Restano fuori solo i comuni di Tufo, Chianche, Grottolella e Montefredane, probabilmente, anche per la vicinanza al capoluogo. La giunta regionale della Campania farebbe bene a tenere nel debito conto la denuncia e la richiesta di scissione che poi sarebbe un tornare allo status quo di 4 anni fa.

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