Primo Maggio: c’è poco da festeggiare!

E’ un primo maggio cupo, quello che si profila all’orizzonte. Una festa dei lavoratori, se così si può ancora considerare, schiacciata dalle primarie del partito democratico e dal ponte festivo. Con i sindacati che mettono in scena sempre la stessa rappresentazione, stanca e poco entusiasmante. Del resto, da tempo, queste associazioni sono sempre più viste come organizzazioni che tutelano solo coloro che hanno i diritti acquisiti. Purtroppo, la vera questione che dovrebbe essere al centro del primo di maggio, sembra non interessare più nessuno. Il lavoro che non c’è sembra essere diventata una questione marginale. Ma, mentre questo capitolo non viene messo più nell’agenda politica, i ragazzi delle zone interne della Campania vanno via, sempre di più. I nostri, si stanno trasformando, sempre di più in paesi fantasmi, popolati solo da anziani. Basterebbe guardare il numero dei ragazzi che frequentano le scuole che, ogni anno, subiscono nuovi accorpamenti per rendercene conto. Non esiste alcuna strategia industriale e le aziende artigiane sono senza un vero e proprio sostentamento. Anche se in modo diverso, rispetto agli scorsi anni, si cerca solo di lucrare dai famigerati fondi europei per creare nuove imprese, senza pensare seriamente allo sviluppo. Non esiste, una seria politica di contrasto al lavoro nero. Nei campi si sgobba per pochi euro l’ora, per poi esaltare il prodotto a chilometro zero, ed i caporali scorrazzano e fanno ciò che vogliono. In edilizia si continua a morire, perchè non solo si è sottopagati, ma non c’è alcun rispetto delle regole sulla sicurezza. E, spesso, il gioco del massimo ribasso delle gare di appalto degli enti pubblici, favorisce proprio queste situazioni. Ma il lavoro nero pullula ovunque, basta chiedere ad un barista, ad un cameriere o magari ad una badante. Si lavora per poche decine di euro al giorno, senza essere coperti da alcuna assicurazione e senza poter contare su i contribuiti per una pensione che i ragazzi delle generazione 2. 0 potranno solo sognare. Il lavoro si sta trasformando, in modo graduale, in una nuova forma di schiavitù. I lavoratori, purtroppo, stanno perdendo il concetto di classe e proprio così si ritrovano sempre più sguarniti, la politica si accapiglia sulla legge elettorale e sulle grande mance di stato, ma non si interessa per nulla a chi è sempre più esposto all’egoismo dei padroni. Il primo maggio sembra dirci solo Addio.

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