Processo Isochimica: morto ex titolare e principale imputato

La scomparsa a 85 anni dell’imprenditore Elio Graziano, stamattina nell’ospedale di Avellino dove era ricoverato dalla scorsa settimana per una grave broncopatia e per problemi cardiaci, è stata ricordata anche allo stadio “Partenio-Lombardi”, dove nel pomeriggio si è giocata la partita del Campionato di Serie B Avellino-Perugia. Il messaggio di cordoglio da parte dei dirigenti della società irpina è stato accolto dall’applauso della Curva bianco-verde. Lo stesso stadio del quale Graziano era stato dominus incontrastato dal 1985 al 1987, quando l’Avellino militava in Serie A, e l’ “ingegnere”, titolo honoris causa attribuitogli da un’accademia privata francese, arrivava con i suoi ospiti in elicottero. Originario di Fisciano (Salerno), Graziano, ha costruito i suoi successi imprenditoriali a cavallo degli anni Settanta; nel decennio successivo li amplierà considerevolmente grazie alle ricche commesse e gli appalti delle Ferrovie dello Stato: tessuti per i vagoni letto, e, con l’Isochimica di Avellino, la scoibentazione dall’amianto delle carrozze ferroviarie nell’azienda di Borgo Ferrovia. Era il principale imputato, nel processo che si è aperto poche settimane fa ad Avellino, accusato di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. A causa dell’amianto, sarebbero già deceduti 22 dei 300 ex operai che a partire dal 1983, e fino al 1988, bonificavano senza alcuna precauzione le carrozze ferroviarie dall’amianto. Una parte del quale veniva sotterrato nell’area interna dell’azienda ma niente si è mai saputo della destinazione presa da un altro milione e 200 mila kg di amianto, secondo una vecchia indagine dei carabinieri sarebbe stato almeno il doppio, raschiato a mano nei capannoni di Borgo Ferrovia. Nel processo di Avellino compaiono anche altre 26 persone che a vario titolo devono rispondere delle accuse che venivano contestate a Graziano ed anche di omissione di atti di ufficio. Graziano si è sempre difeso dalle accuse di aver consapevolmente messo in piedi quella che oggi ad Avellino viene chiamata “la fabbrica dei veleni”. Due anni fa, in una nota affidata al suo avvocato, scrisse di essere “vittima di terroristi che hanno voluto creare il panico nell’area dell’Isochimica”. Una posizione in linea con quanto lo stesso Graziano, anni prima, diceva ai suoi operai nei capannoni di Borgo Ferrovia: “Fa più male la Coca Cola che l’amianto”, dolorosa spiegazione a cui, di fronte alle (poche) domande che in quegli anni venivano poste sull’attività dell’Isochimica, Graziano aggiungeva la tesi della lotta politica: “Comunisti che vogliono mettere sulla strada trecento famiglie”. La parabola dell'”ingegnere” di Fisciano comincia a declinare alla fine degli anni Ottanta. Prima di lasciare l’Avellino Calcio sotto una montagna di debiti e sull’orlo del fallimento, viene coinvolto nello scandalo delle cosiddette “lenzuola d’oro”, le commesse di tessuto non tessuto per le Ferrovie dello Stato ottenute attraverso il pagamento di tangenti. In quel prologo della tangentopoli italiana che di lì a poco sarebbe esplosa con l’inchiesta “Mani Pulite” della Procura di Milano, venne decapitato l’intero Cda di Ferrovie dello Stato, a libro paga dell’imprenditore di Fisciano, e lambì anche esponenti politici e del governo dell’epoca. I funerali di Elio Graziano, che viveva con sua moglie in una modesta villetta non lontana dall’Isochimica, verranno celebrati domani mattina alle 9:30 nella chiesa del Santuario del Loreto ad Avellino.

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