A quasi dieci mesi dall’incidente costato la vita al giovane di Atripalda la giustizia del posto è ferma

Tutto arenato, dopo quasi dieci mesi dalla tragedia. E l’autista che ha ammazzato suo figlio con un pick-up non solo è libero, ma continua a guidare tranquillamente sulle strade, come niente fosse.
E’ una lettera accorata, rispettosa ma ferma e decisa, quella inviata in questi giorni alle autorità thailandesi da Assunta Urcioli, la mamma di Marcello Cucciniello (in foto allegata), per il tramite di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini.
Cucciniello, 23 anni, residente ad Atripalda (Avellino) e studente in Giurisprudenza all’Università degli Studi del Sannio, il 9 settembre 2015 si trovava nel Paese asiatico in vacanza, più precisamente nell’isola di Koh Saumi. Quel mattino stava percorrendo con una motocross noleggiata sul posto la strada da Ban Taling-Ngam verso Ban Huathanon, quando è stato falciato da un Toyota Tiger 4 che ha invaso la corsia opposta. Un impatto tremendo che non gli ha lasciato scampo, pur indossando regolarmente il casco.
I suoi familiari, la mamma Assunta Urciuoli e la sorella Clarissa in primis, tuttavia, oltre all’immenso dolore per l’assurda perdita, si sono trovati fin da subito di fronte, anche per le semplici formalità, a innumerevoli difficoltà legate alla distanza, alla burocrazia, alle procedure e leggi thailandesi, ben diverse da quelle italiane: sulla vicenda è stata presentata anche un’interrogazione al Ministro agli Affari Esteri, Paolo Gentiloni.
Proprio per non essere più lasciata da sola e per ottenere giustizia, la famiglia, attraverso il consulente Sabino De Benedictis, si è affidata a Studio 3A, che segue anche diversi casi all’estero e che si è subito attivato con i propri esperti e fiduciari, incaricando anche uno studio legaledi Bangkok, diretto da un avvocato italiano, il quale relaziona costantemente e in tempo reale sull’evolversi della vicenda.
Come ricordato nell’esposto, sulle responsabilità del sinistro non ci sono dubbi: la polizia thailandese ha contestato il reato di “guida imprudente, causando lo scontro con altro veicolo, il decesso altrui e danni ai beni” al 25enne del posto che, impiegato con mansioni di autista della Sila Grand View Co., Ltd., guidava il pick-up di proprietà della stessa azienda: una società con sede nell’isola, con un capitale di 40 milioni di bath e che si occupa della produzione di calcestruzzo. Di più, nella lettera alle autorità si sottolinea anche un altro grave aspetto emerso con le indagini:il veicolo non era assicurato e, circostanza ancora più assurda, per il diritto thailandese il datore di lavoro non risponde per i danni commessi dai propri dipendenti.
“Tuttavia, rapportandoci anche con il nostro studio legale corrispondente dalla capitale thailandese, stiamo valutando l’opportunità di valorizzare un’altra responsabilità in capo alla società, quella che scaturisce dall’aver fatto circolare mezzi di sua proprietà senza copertura assicurativa -spiega il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò -, nonché le azioni migliori per tutelare i nostri assistiti sul piano del risarcimento, oltre a seguire da vicino l’evolversi del procedimento penale a carico dell’investitore”, che però – ed è qui l’annoso problema – sta scontando gravi ritardi a causa della lentezza e dell’inefficienza con cui le autorità thailandesi si occupano del caso. La causa addotta per giustificare tali lungaggini sarebbe costituita da alcuni documenti indispensabili per procedere, che la Polizia di Koh Samui starebbe aspettando da Surat Thani, città in cui si trovano le istituzioni governative alle quali fa capo l’isola di Samui. “Non è accettabile – aggiunge il dott. Trovò – che la famiglia di Marcello sia da ormai dieci mesi mesi in attesa del processo, che non è stato ancora nemmeno istruito, e un intervento della nostra diplomazia in Thailandia non guasterebbe”.
Di qui la decisione, per sbloccare la situazione, di inviare un espostoai Soprintendenti della Polizia reale thailandese di Surat Thani e Koh Samui, all’ufficio del Pubblico Ministero del Tribunale di Koh Samui e all’ambasciatore italiano a Bangkok, Francesco Saverio Nisio. Nell’atto si evidenza l’inconsolabile dolore della famiglia per la perdita del giovane, a cui si aggiunge la profonda sofferenza per il fatto che la giustizia non abbia fatto il suo corso e quasi la rabbia dinanzi al fatto che l’investitore non solo non ha scontato un giorno di prigione ed è piede libero in attesa di giudizio, ma gli viene anche consentito di continuare a guidare sulle strade della Thailandia, mettendo a rischio la vita di altri turisti e di altre persone in generale.
“Chiediamo dunque alle autorità thailandesi e a quelle italiane in loco che vengano presi provvedimenti – conclude Assunta Urciuoli -, intraprendendo azioni immediate e attuando tutte le misure necessarie, compreso il carcere per il responsabile della morte di mio figlio Marcello”.

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