Revocata la sorveglianza speciale a Paolo Pagnozzi

aula giuistiziaIl tribunale di Avellino nell’anno 2013 revocò la misura di prevenzione nei confronti di Paolo Pagnozzi, elemento di vertice dell’omonimo ritenendolo soggetto non più pericoloso. Il provvedimento emesso dal tribunale di Avellino fu impugnato dalla direzione distrettuale antimafia, caso singolare questo, nello stesso giorno in cui i giudici avellinesi depositarono il provvedimento favorevole a Pagnozzi. Provvedimento che lo rendeva completamente libero dal rispetto di ogni prescrizione. In sede di Appello la Corte di merito napoletana suddivise l’impugnazione del pm e ripristinò gli obblighi della misura di prevenzione di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo del soggiorno nel comune dei residenza nei confronti di Pagnozzi. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso la difesa rappresentata dall’avvocato Dario Vannetiello, facendo leva su una specifica censura di carattere formale. Il difensore di Pagnozzi ha eccepito il cosiddetto cavillo, quello dell’essere stata notificata la impugnazione proposta dalla Dda tramite l’invio via fax e non mediante deposito dell’atto presso la cancelleria del tribunale di Avellino.  La Suprema corte di Cassazione sesta sezione penale, in accoglimento della particolare questione eccepita dalla difesa ha annullato il provvedimento della Corte di Appello di Napoli e di conseguenza ha rivitalizzato il decreto emesso dal tribunale di Avellino che aveva revocato la misura di prevenzione a Pagnozzi. Con tale decisione della Corte ha affermato il seguente principio di diritto: anche l’autorevole Dda quando intende depositare ricorso deve inviare un delegato in cancelleria senza che sia possibile l’utilizzo dell’invio del ricorso per fax.

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