Ribaltata la condanna per il 38 enne di Montoro accusato di violenza sessuale

Z.O., trentottenne di Montoro, era finito al centro di una vicenda giudiziaria assai complessa, conclusasi nella giornata di ieri con la scarcerazione del giovane irpino. Il tutto risale all’anno 2016, allorquando l’uomo di Montoro entra in una inchiesta portata avanti dalla Procura di Salerno che indagava sull’omicidio di due giovani prostitute di origine rumena, che espletavano la loro professione nella zona industriale di Salerno. Sentite come testimoni diverse ragazze dell’Est che esercitavano la medesima attività, gli Organi inquirenti risalivano alle generalità di un sospetto, tale Z.O., trentottenne irpino, originario di Montoro, che a bordo di una autovettura Alfa Romeo 146 di colore scuro, era diventato l’incubo delle prostitute della zona. L’uomo, infatti, fatte salire le giovani all’interno della sua auto, le conduceva in un luogo isolato, solitamente nei pressi di un cavalcavia, vicino al Comando Provinciale dei Vigili urbani di Salerno, ove con la minaccia di un coltello puntato alla gola, costringeva le donne a subire violenze sessuali di ogni genere. Raccapriccianti i racconti delle prostitute che, tra l’altro, raccontavano tutte della inquietante presenza di una grossa gabbia per cani all’interno dell’autovettura del loro carnefice, nonché della presenza di un coltello di grosse dimensioni. Tratto in arresto nel mese di Dicembre del 2016, il difensore del giovane Montorese, l’avvocato Rolando Iorio, a seguito di una intensa attività investigativa difensiva, condotta già nel corso delle indagini preliminari, riusciva a far cadere ben due delle tre accuse di violenza sessuale aggravata mosse nei confronti del suo assistito, dimostrando, con prove concrete ed inconfutabili, l’assoluta estraneità ai fatti del trentottenne di Montoro. Il tutto nonostante l’avvenuto riconoscimento personale effettuato dalle vittime che, senza dubbio, indicavano nel montorese l’autore delle violenze commesse ai loro danni. Tale riconoscimento veniva poi ritenuto, dal Giudice di primo grado, “erroneo”. Per l’unico episodio di violenza sessuale aggravata rimasto in piedi, Z.O. veniva quindi condannato in primo grado alla pena di anni 4 e mesi 2 di reclusione. Nella giornata di ieri, la Corte d’Appello di Salerno, Collegio A, presieduta dal Presidente, Dott. Massimo Palumbo, in accoglimento della tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Rolando Iorio che, in una accorata e sentita arringa ha ripercorso, punto per punto, quanto già sostenuto nell’atto di appello di oltre venti pagine depositato nella Cancelleria della Corte Territoriale, ha accolto la prospettazione difensiva riconoscendo nella vicenda in esame la ricorrenza dell’ipotesi attenuata del fatto di lieve entità. Ragion per cui, in riforma della sentenza di primo grado, Z.O. è stato condannato alla pena di anni 1 e mesi 10, con immediata rimessione in libertà. Accolta anche l’ulteriore richiesta, pure avanzata dalla difesa, di esclusione della parte civile. Il Procuratore Generale, al contrario, aveva chiesto la conferma della condanna comminata in primo grado ad anni 4 e mesi 2 di reclusione.

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