Salute donne, prevenzione priorità in Campania

Screening e prevenzione come parole d’ordine a cui prestare ”grande attenzione” nella stesura del nuovo piano ospedaliero della Campania. Questo l’appello lanciato nel corso della tavola rotonda ‘Verso il nuovo piano ospedaliero: come tutelare la salute delle donne’ promossa dal Consiglio regionale della Campania in occasione della I Giornata nazionale della Salute delle donne’ istituita dal Governo nel giorno in cui ricorre la nascita del Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini. Al tavolo, accanto alla presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio e al presidente della commissione Sanità Raffaele Topo, rappresentanti del mondo medico napoletano e campano che hanno sottolineato ”la necessità di rilanciare la rete territoriale e, in modo particolare, il ruolo dei consultori” che nacquero proprio per accogliere le problematiche femminili. ”Spesso – ha detto D’Amelio – quando si parla di sanità lo si fa in modo neutro, ma se è vero che esistono tematiche collettive, è altrettanto vero che esistono delle peculiarità che appartengono alla salute esclusiva della donna come il tumore al seno o alla sfera genitale che hanno bisogno di luoghi in cui effettuare la prevenzione attraverso gli screening”. Proprio in tema di prevenzione, la Campania non ha dati ”esaltanti”, anzi. Secondo i numeri forniti, nel 2014, in Campania solo il 15 per cento della popolazione femminile di età fra i 25 e 64 anni ha effettuato lo screening per la cervice uterina, percentuale che si abbassa al 9,4 per cento in relazione al test del tumore al seno destinato a donne tra i 50 e i 64 anni. Fotografia che non migliora se si affronta la questione dei parti, fronte su cui la Campania ha la maglia nera per numero di cesarei praticati pari al 60 per cento a fronte di una media nazionale del 35 e all’indicazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità che fissa quota 15 per cento. ”E’ fondamentale – ha affermato D’Amelio – rilanciare il tema dei consultori familiari. Sono 40 anni che esiste la legge, ci sono le risorse, ma a oggi purtroppo dobbiamo registrarne il fallimento perché molti consultori hanno chiuso e invece dovevano essere strutture che prendevano in carico la donna, la maternità, il bambino appena nato”. Preoccupazione è stata espressa da Maria Triassi direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II per la chiusura dei punti nascita all’ospedale San Gennaro e agli Incurabili che ”spingono le donne a rivolgersi al privato dove si ricorre nel 75 per cento dei casi a parti cesarei”. L’assenza di un punto territoriale di riferimento per le donne in gravidanza le spinge verso il privato alzando così anche i costi sanitari. I dati, infatti, dicono che il 42 per cento delle donne campane in gravidanza effettuano in media 7 ecografia quando ne basterebbero 3, mentre è bassissima la percentuale di chi effettua le amniocentesi, esame ”fondamentale” per le over 35.

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