San Martino V.C. Assolto il boss Clemente Fiore: stop duplicazione processi per i sorvegliati speciali.

La prima sezione della Corte d’Appello di Napoli, con una sentenza innovativa nel panorama giudiziario, ha assolto il boss Clemente Fiore dal reato di violazione alla misura di prevenzione. Il noto pregiudicato irpino, difeso dall’avv. Valeria Verrusio, si era reso responsabile di vari reati tra cui delle minacce aggravate al comandante della locale stazione dei Carabinieri. Tratto in arresto e giudicato per direttissima, veniva disposto lo stralcio degli atti in relazione al reato di minaccia da parte del Gip del Tribunale di Avellino e giudicato separatamente per la violazione agli obblighi inerenti la misura di prevenzione cui era sottoposto. Durante l’udienza d’appello, la difesa del Clemente, facendo leva su una recentissima ed innovativa sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione , ha chiesto di mandare assolto il proprio assistito sostenendo che, sebbene, fino ad oggi, la violazione dell’obbligo di rispettare le leggi è stato ritenuto reato autonomo, concorrente con altri reati comuni commessi dal sorvegliato speciale, la prescrizione di “rispettare le leggi”, rappresentando un obbligo generico e indeterminato, non può integrare una fattispecie penale. Pertanto, il sorvegliato speciale che avrà commesso un reato comune o un illecito amministrativo, sarà punito per il solo reato comune e non anche per quello di violazione alla misura di prevenzione. Del resto, già pochi mesi orsono, anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva espresso forti perplessità sulla legittimità delle prescrizioni del “vivere onestamente” e del “rispettare le leggi” impartite con la sottoposizione alla misura di prevenzione proprio per via del loro contenuto assolutamente generico ed astratto. Condividendo le argomentazioni difensive, la Corte d’Appello, ha disposto la immediata declaratoria di non punibilità del Clemente, dovendosi affermare l’insussistenza del reato di cui al D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 75. Questa innovativa decisione, che tocca aspetti di diritto sostanziale, spiega l’avv. Valeria Verrusio, potrebbe aprire nuovi spiragli anche per tutti coloro che sono stati condannati in passato sia per la commissione di un reato comune , sia per il concorrente reato di violazione alla misura di prevenzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*